domenica 1 settembre 2013

Problemi con le banche? Rivolgendoci all'ABF evitiamo i tribunali

I rapporti del cittadino con le banche sono sempre stati difficili. In tempi di crisi sono diventati addirittura problematici. E’ questa una delle ragioni per le quali, dal 2010, nel silenzio quasi generale, è diventata operativa anche in Italia la figura dell’ Arbitro Bancario Finanziario, già molto diffusa nei sistemi anglosassoni fin dagli anni Novanta. Si tratta di un modo semplice e veloce per poter risolvere in via stragiudiziale le controversie tra i clienti e le banche. Stragiudiziale appunto. Non va confuso né con la Conciliazione, che rappresenta la via legale, né con la Mediazione Civile obbligatoria, che è un’ulteriore opportunità offerta tanto ai cittadini quanto alle banche per giungere ad un accordo di reciproca soddisfazione.

Tutti coloro che hanno avuto rapporti conflittuali con le banche, possono rivolgersi, senza l’ausilio di un legale, all’Arbitro; un organo imparziale e indipendente che in tempi rapidi stabilirà chi ha ragione e chi ha torto. Ovviamente le decisioni dell’Arbitro non sono vincolanti né per la banca né per il ricorrente, ma una eventuale inosservanza da parte della Banca viene prontamente pubblicata e resa nota sul sito di Bankitalia. In sostanza è improbabile che la Banca decida di non ottemperare alle decisioni dell’Arbitro, salvo non voglia essere inserita nella “black list” delle banche poco virtuose, con il relativo danno d’immagine che ciò comporta. La pubblicità sul sito serve quindi a garantire trasparenza informativa, ma serve anche a diffondere la conoscenza in merito agli orientamenti presi dall’Arbitro sulle diverse questioni. Quindi ad evitare al cliente ricorsi infruttuosi. Giova far notare a questo proposito che le questioni più comuni sottoposte fino ad ora all’attenzione dell’Arbitro hanno riguardato prevalentemente le modifiche unilaterali ai contratti, operazioni dubbie sui conti correnti e la portabilità dei finanziamenti. A margine va sottolineato che, proprio perché le decisioni non sono vincolanti, se il cliente non si ritiene soddisfatto della decisione dell’arbitro, può intraprendere le vie legali. Sempre e comunque.

Semplificata in questi termini appare una storia felice, ma volendo si possono evidenziare alcune carenze di questa disciplina, spesso testimoniate dalle statistiche. A quasi 3 anni dall’introduzione dell’Arbitro Bancario sono stati presentati un totale di 15.000 ricorsi, che –tuttavia!!!- in soli 3 casi su 10 hanno portato ad un esito favorevole per il cliente. Mentre in uno su venti, il cliente “scontento” ha propriamente trascinato la Banca nelle competenti aule di Tribunale. Nel mezzo tutti gli altri casi non compresi nella statistica, quelli che si sono in qualche modo risolti senza essere definiti dall’Arbitro. Vale a dire quelli nei quali la Banca ha riconosciuto il suo errore prima del reclamo, o quelli in cui il cliente ha riconosciuto che le ragioni della Banca erano valide ed ha deciso di non presentare il ricorso. O più verosimilmente quelli nei quali il cliente ha semplicemente deciso di cambiare Banca, rinunciando alle proprie pretese.

C’è poi il paragone con la normativa precedente. Prima del 2010, infatti, chi riteneva di aver subito un torto da parte della Banca si poteva rivolgere gratuitamente all'Ombudsman bancario. Bastava inviare all’Ombudsman una semplice lettera informale o una mail elettronica. Ora con l’Arbitro occorre la raccomandata con ricevuta di ritorno, ed è necessario versare 20 euro per ogni ricorso. Una somma che a dire il vero viene rimborsata dalla Banca ogni qual volta il ricorso viene accolto, laddove ‘accolto’ significa che per l’Arbitro ci sono le condizioni atte a decidere la questione nel merito. Non rileva se poi la questione viene decisa a favore della Banca. Rileva invece l’ipotesi di ricorso rigettato, ovvero un ricorso su sei secondo il rapporto di Bankitalia, con la spesa che in tal caso rimane a carico del ricorrente. Questo ovviamente gioca a favore del vecchio sistema dell'Ombudsman, che era completamente gratuito per il cliente. Ma è vero anche che se si tratta di una somma minima. Una somma che funge da deterrente per le richieste meramente pretestuose. E che in qualche modo serve a ricordare a tutti gli italiani chi chi vuol far guerra alla propria Banca, un minimo di liquidità la deve avere.

Nessun commento:

Posta un commento

Traduci la notizia in tutte le lingue