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lunedì 15 settembre 2014

Da Billy Fox a Deontaty Wilder. Le ombre che muovono certe vittorie.


Billy Fox fu un "grande" pugile, o meglio, fu un pugile controllarlo e reso grande dalla mafia, con un manager, don Palermo, esperto in vassallaggio nei confronti di Carbo. Billy Fox non riuscì mai a convincere il pubblico, nemmeno dopo aver vinto il suo ventiseiesimo match per ko. Forse illuse qualche giornalista controllato anche lui dalla mafia, forse, perché infondo sappiamo tutti che con la cupola alle costole c'è poco da scherzare. 

Venne il grande giorno, quello che ogni pugile sogna: l'occasione del titolo mondiale dei medio-massimi contro Gus Lesnevich. Qui abbiamo la certezza matematica che la mafia ne restò fuori, e non l'aiutò, infatti Fox venne letteralmente massacrato, e al decimo round cadde al tappeto. Ma la mafia ebbe un cuore, strinse dinuovo quei rapporti che a volte segnano l'ascesa e il declino di alcuni boxeur, e il grande Billy Fox si riscattò alla grande, con altre sette vittorie per Ko, battendo addirittura il Toro del Bronx per Tko al quarto round. La vittoria contro Jake fece poco scalpore presso il pubblico americano, meravigliò di più quando Jake dichiarò alla commissione federale che gli fu imposto di perdere contro il "fenomeno" nero di Tusla.


Jake si vergognò per molti anni di aver dovuto perdere contro un cesso in guantoni. Ma tant'è, per quel pugile mediocre, quelle vittorie fomentarono la pretesa di una nuova chance titolata. Dopo la "fantastica" vittoria, infatti, venne la nuova opportunità mondiale, sempre lo stesso avversario Gus Lesnevich, e sempre con la stessa modalità di non aiuto da parte della mafia. Anche questa volta il verdetto fu identico, solo che il crollo al tappeto di Fox avvenne al primo round. La storia di Billy Fox ci fa capire molte cosa e ci suggeriscedi stare attenti ai numeri, ai curriculum, alle statistiche e alla percentuali dei ko.

Oggi ci mette in guardia da una promessa: Deontary Wilder.

mercoledì 10 settembre 2014

Maywheater ko: la ex fidanzata chiede due miloni di dollari a titolo di risarcimento

A pochi giorni dal match contro Marcos Maidana (nella foto), il campione dei walter Floyd Mayweather è stato raggiunto da una richiesta di risarcimento danni pari a 1 milione e 930 mila dollari. Citato in giudizio dalla ex fidanzata, la modella Shantel Jackson, è accusato a vario titolo di maltrattamenti, lesioni personali, minacce e violazione della privacy. In particolare quest'ultima accusa farebbe riferimento ad una foto pubblicata dal "Pretty Boy" su facebook. Nel maggio scorso infatti, il campione del mondo, ha pubblicato sul noto social neetwork una foto dell'ecografia della compagna, accusandola di aver abortito, e assecondando i commenti offensivi degli utenti.

sabato 6 settembre 2014

La riproduzione automatica dei video facebook aumenta i consumi: come disattivare l'opzione

Una delle recenti novità introdotte da Facebook è quella che prevede la riproduzione automatica dei video. A partire dal 30 giugno 2014 infatti, il noto social neetwork ha impostato l'auto-play dei video per tutti gli utenti. 

Il primo a lamentarsi pubblicamente della cosa è stato il pugile inglese Leon McKenzie, per altro anche ex calciatore del Fulham e del Crystal Palace in Premier League, il quale, appositamente invitato in uno show televisivo, ha rinfacciato la cosa al fondatore del noto social netwook. Il notevole impeto delle sue dichiarazioni è finito in rete, ed il video condiviso su facebook ha fatto in poche ore il giro del mondo. Qualcuno, in verità, ha accolto con piacere la trovata di Mark Zuckerberg, per la comodità di non dover mandare in play i filmati, qualche altro ha invece recepito la novità come molesta per l'impossibilità di scegliere i contenuti da visualizzare.



Tutti invece hanno ragionato sul prezioso traffico in termini di consumi che viene esaurito dalla visualizzazione automatica, dal momento che i costi per scaricare i video sono altissimi in quanto la quantità degli stessi (in una homepage costantemente aggiornata) è potenzialmente illimitata. 



E' possibile, in ogni caso, disattivare l'opzione, ed evitare questa "spesa inconsapevole" con tre semplici click. Nella timeline di Facebook, dopo aver eseguito l'accesso al sito, bisogna cliccare sulla freccia in alto a destra e selezionare Impostazioni. 

A questo punto, dal menù a discesa, bisogna selezionare la voce Video, e sull'opzione Riproduzione automatica dei video bisogna cliccare su Disattiva. Il gioco è fatto. Adesso possiamo continuare la nostra navigazione sul social senza incorrere in spese impreviste.



giovedì 4 settembre 2014

Kall Brook rifiuta una foto e viene accoltellato su una spiaggia di Tenerife: terrore tra i bagnanti.

Kall Brook, campione del mondo dei pesi walter per la sigla IBF, è rimasto vittima di un attentato da parte di un giovane spagnolo di ventidue anni che, stando alle prime indiscrezioni raccolte, lo avrebbe accoltellato più volte alla gamba a seguito di una lite scoppiata per futili motivi. 

Secondo quanto riportato dalla stampa brittanica, il famoso boxeur non avrebbe esaudito alle richieste del suo fantomatico ammiratore che insisteva per scattarsi una foto con lui. A quel punto il ragazzo spagnolo, 22enne pregiudicato, avrebbe reagito estraendo un coltello e colpendo più volte il campione britannico alle gambe. Pronto l'intervento dei medici dello stabilimento, chiamati a soccorso per gli evidenti tagli al polpaccio sinistro riportati dal boxeur. 

Il 22enne è stato arrestato per lesioni personali, aggravate dall’uso dell’arma bianca (secondo la particolare disciplina spagnola di merito) e condotto in carcere a disposizione della locale Autorità giudiziaria. 

Il pugile inglese invece è stato ricoverato presso l'ospedale di Tenerife, dove stava trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza. La prognosi è riservata, ma il campione non è ovviamente in pericolo di vita. Non è la prima volta per Brook, che già nel 2007 era stato accoltellato all'addome da due malviventi sorpresi a rubare nella sua residenza di Sheffield. 

La prima difesa del suo titolo, dopo l'impresa sportiva compiuta contro Porter, è in programma per il 6 dicembre 2014, ma probabilmente sarà rimandata di qualche mese per permettere al campione di non forzare la riabilitazione.

 
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giovedì 26 giugno 2014

Scoppia il caso Cassano: lite nello spogliatoio tra il campione barese e Leonardo Bunucci.

Il Mondiale brasiliano non finisce mai. Veleno su veleno. Polemica su polemica. L'ultimo retroscena, che scopre le carte su un gruppo totalmente spaccato, riguarda la lite scoppiata tra Antonio Cassano e Leonardo Bonucci durante il discorso d'addio di Andrea Pirlo. 
Che tra il campione barese e il difensore juventino non corresse buon sangue lo si era capito già qualche anno fa, dopo la famosa dichiarazione di Fantantonio sui "soldatini della Juventus". A quella frase il calciatore bianconero aveva replicato spiegando che per giocare nei club importanti "bisogna dimostrarsi professionisti", lasciando intendere che il mittente di quelle accuse non lo fosse. 
Gli animi sembravano sopiti alla vigilia del Mondiale 2014 quando proprio Bonucci, commentando per Sky Tv le convocazioni di Cesare Prandelli, aveva definito la presenza di Cassano "un valore aggiunto per la Nazionale Italiana". In realtà le provocazioni tra i due non si erano mai placate, al punto che durante il ritiro di Coverciano, dopo un fallo di gioco nella partitella d'allenamento, erano arrivati a mettersi le mani addosso. La cosa venne poi fatta passare per una gag scherzosa del fantasista barese.

Nel corso del discorso di commiato di Andrea Pirlo, Cassano, probabilmente per alleggerire il clima pesante che si stava respirando in quel momento nello spogliatoio, avrebbe fatto una battuta delle sue. Bonucci non avrebbe gradito l'intromissione e -come riportato da Il Secolo XIX e da Repubblica - avrebbe detto qualcosa del tipo "Ascolta invece di parlare sempre, così magari vinci qualcosa anche tu". Il talento di Bari vecchia, nella sua lunga carriera ha infatti fino ad ora vinto solo uno scudetto e una Supercoppa italiana con il Milan, un campionato spagnolo (giocando pochissimo) con il Real Madrid ed una Supercoppa italiana con la Roma.

Dopo il caso Balotelli quindi, la polemica per l'eliminazione dal Mondiale si colora di nuovi retroscena, dimostrando che la prematura uscita dal torneo non sia stata un caso.

martedì 13 maggio 2014

L'alternativa al diploma alberghiero: corsi, master e istituti di cucina per la formazione di cuochi e chef

Provare a trasformare le proprie passioni in un mestiere non è impossibile, specie se le passioni in questione afferiscono ad un settore che in Italia non conosce mai crisi: la ristorazione.
Il problema di chi sceglie di intraprendere questa strada, specie quando la scelta matura tardi e non a seguito del classico percorso della scuola superiore alberghiera, è quello di scegliere i corsi ed i master più validi.

Prima di tutto è bene precisare che se cucinare vi è sempre piaciuto, il fatto di non avere il diploma alberghiero, non vi preclude la possibilità di aspirare a diventare bravi cuochi e cuoche, o famosissimi chef. 

Nel febbraio del 2004, presso le sedi della Provincia di Folì e Cesena, è nata la prima Scuola di cucina Italiana di Piavesestina, che ha una succursale decentrata nell’Etoille di Sottomarina, a Chioggia, dedicata alla cucina creativa (per maggiori info visita il sito http://www.cookacademy.it).


Dal 1996 la Scuola di Arte Culinaria di Firenze ha predisposto l’attivazione di corsi accademici post-diploma di durata triennale, e la specialistica di secondo livello di durata biennale. E' una scuola privata che ai percorsi accademici affianca anche la possibilità di iscriversi a corsi intensivi della durata di 3 mesi aperti a tutti, che rilasciano una qualifica spendibile nel settore. L’accesso a questo istituto, anche quando non è a numero chiuso, presuppone il possesso di un diploma di scuola media superiore (per maggiori info http://www.cordonbleu-it.com).

Storica è invece la Scuola Rinascimentale “Cristofaro da Messinsurgo” di Ferrara, che tuttavia può servire solo ad un arricchimento personale e professionale, dal momento che non vengono rilasciati attestati riconosciuti e validamente spendibili.

Chi intende seguire il percorso universitario tradizionale nella scuola pubblica, finalizzato al conseguimento di un diploma Universitario, può iscriversi ai corsi di Gestione dei Servizi Turistici, attivati dal 2010 in diversi atenei italiani (all’Università degli studi di Bari, all’Università degli studi della Calabria con sede a Cosenza, all’Università di Catania e Messina, all’Università degli Studi dell'Aquila, a Firenze, Genova, all'Università degli studi di Perugia, all'Università “Cà Foscari” di Venezia, all'Università degli studi di Bologna, al Sannio in Benevento, alla Libera Università di Foggia, e alla “Bicocca” di Milano)

Si può scegliere anche di iscriversi ad un Corso di Laurea vero e proprio finalizzato al conseguimento della Laurea in Economia del Turismo, un percorso accademico più lungo ma anche più qualificante (le sedi che hanno attivato il corso in Italia sono l'Università degli studi “Aldo Moro” di Bari, l’università degli studi di Perugia, l’università di Bologna, l’Università del Molise, con sede a Campobasso, e infine l'Istituto Universitario Navale Di Napoli). Esiste poi l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, con sede a Pollenzo, frazione del comune di Cuneo, che è stata la prima università al mondo nel suo genere, nata per idea di Carlo Petrini, fondatore della Slow Food, associazione internazionale che promuove un sistema alimentare di qualità; sulla scia di questa sono poi nate le classi di laurea in Scienze e tecnologie alimentari negli atenei di Parma e di Messina.

Esistono poi i validissimi corsi professionalizzanti della Esac di Vicenza che però, contrariamente a quanto suggerisce il nome, non sono di tipo universitario. L’Università del Gusto Esac Vicenza è un Centro di Formazione scolastica nato in seno alla Confcommercio vicentina che propone un’ampia gamma di corsi sia per la formazione di commis di cucina livello base, che per cuochi già professionisti che vogliono aggiornarsi sulle nuove tendenze. La scuola rilascia attestati validamente spendibili in tutte le strutture alberghiere italiane, ed offre costantemente corsi di aggiornamento nel campo delle tecniche di preparazione e della cottura dei cibi (per ogni info visita il sito http://www.universitadelgustovicenza.it).



Se alla formazione professionale si vuole affiancare anche una formazione umana e spirituale, si possono scegliere i corsi enogastronomici del SAFI ELIS l'Istituto Professionale Paritario per la scuola apostolica dell’Alta Prelatura dell'Opus Dei, la cui offerta formativa si rivolge esclusivamente alle donne. I corsi di cucina della Safi sono organizzati presso le sedi storiche di Roma, a Castel Bruciato e Castel Gandolfo, a Palermo, e ad Ovindoli in provincia de L’Aquila. Per l’accesso ai corsi è richiesto unicamente il diploma di scuola media primaria, non è necessaria quindi alcuna formazione superiore, ma a fronte delle numerose richieste l’Istituto da qualche anno si riserva il diritto di selezione dei candidati. La scuola inoltre concede un numero di borse di Studio a copertura dei costi per gli iscritti con reddito minimo (info al sito http://www.elis.org/sintesi) e si preoccupa dell'inserimento nel mondo del lavoro delle proprie allieve.

domenica 13 ottobre 2013

Condannato McCalium: provò a rubare in casa dell'ex pugile Frank Corti e fini al tappeto

Dopo quattro anni nelle aule di tribunale, è giunta finalmente ad una conclusione la curiosa vicenda del ladro più sfortunato del Regno Unito. Gregory McCalium ha 23 anni, di professione è un “topo d’appartamenti” ed alle forze dell’ordine è noto come “Lupin III°”, soprannome che si porta dietro sin da quand’era adolescente. Nell’agosto del 2009 McCalium ha provato a fare il classico colpo rapido e "indolore" introducendosi nella maestosa abitazione di una coppia d’anziani del quartiere Botley, ad Oxford. Non poteva immaginare che in quel pomeriggio di San Lorenzo, avrebbe visto le stelle. Fatalità infatti ha voluto che quel pomeriggio l’anziano proprietario fosse in casa, e che quel proprietario rispondesse al nome di Frank Corti, 72 anni compiuti il giorno prima, ex pugile professionista in pensione, nipote del grande boxeur argentino anni trenta Eduardo Corti, ma anche ex militare dei Royal Engineers di Sua Maestà durante la guerra in Nord Africa del 1956.

Il giovane ladro, sorpreso dalla coppia mentre provava maldestramente a scassinare la cassaforte contenente gli ori di famiglia, afferra un coltello da cucina e minaccia la moglie del pugile ordinandogli d’aprire la cassetta di sicurezza. Frank Corti, glicemia in eccesso e capelli bianchi, ma fisicamente ancora in ottima forma, mantiene la calma e tira fuori dal proprio repertorio un violento gancio destro che manda ko il Lupin III° d’oltremanica. Ecco quindi che il piano criminoso che nelle intenzioni del giovane ladro doveva essere “indolore” si è rivelato invece “dolorosissimo” tant’è che McCalium assai malconcio è stato ricoverato d’urgenza presso il dipartimento di Medicina per un lieve trauma cranico.

La bizzarra vicenda è arrivata a sentenza proprio nella mattinata di ieri, a poco più di quattro anni dall’episodio. Il tribunale di Oxford ha condannato il novello Lupin a 15 mesi di reclusione per tentato furto, aggravato dall’uso di armi.

Nel solito varietà delle opinioni susseguitesi negli anni, qualcuno alla televisione inglese ha anche preso le parti del ladro, accusando Corti di eccesso di legittima difesa, considerato che McCalium a distanza di anni da quel gancio destro si è sottoposto più volte a controlli neurologici. A tutti questi commentatori l’ex pugile ha sempre dato la stessa risposta: «Non posso preoccuparmi di quanto sia debole la mascella di uno che è entrato in casa mia e mi ha puntato contro un coltello. Ma in che mondo viviamo? Devo essere criticato per aver difeso ciò che è mio». In effetti. La domanda non è retorica.

venerdì 11 ottobre 2013

Floyd Mayweather è lo sportivo più ricco del mondo

Floyd Mayweather, imbattuto campione dei walter

Scavalcati David Beckham e James Le Bron. Lo sportivo più ricco al mondo è Floyd Mayweather, che ormai tutti hanno ribattezzato "Money": 58 milioni di euro incassati nel 2012 e 67 milioni di euro stimati per il 2013. La rivista Sports Illustrated si è divertita a stilare la solita classifica degli atleti più ricchi del mondo. Primo in assoluto è figurato il pugile di Grand Rapids, che solo a settembre ha fatturato praticamente la metà del suo cachet annuale, grazie all’incontro con il messicano Alvarez. James Le Bron lo segue con i suoi 41,2 milioni di euro. Il calcio occupa il terzo gradino del podio rappresentato dallo "spice boy" David Beckham che, nonostante abbia appeso le scarpe al chiodo con la risoluzione del suo contratto con il PSG, percepisce ancora uno stipendio di 35,3 milioni di euro all’anno.



domenica 1 settembre 2013

Problemi con le banche? Rivolgendoci all'ABF evitiamo i tribunali

I rapporti del cittadino con le banche sono sempre stati difficili. In tempi di crisi sono diventati addirittura problematici. E’ questa una delle ragioni per le quali, dal 2010, nel silenzio quasi generale, è diventata operativa anche in Italia la figura dell’ Arbitro Bancario Finanziario, già molto diffusa nei sistemi anglosassoni fin dagli anni Novanta. Si tratta di un modo semplice e veloce per poter risolvere in via stragiudiziale le controversie tra i clienti e le banche. Stragiudiziale appunto. Non va confuso né con la Conciliazione, che rappresenta la via legale, né con la Mediazione Civile obbligatoria, che è un’ulteriore opportunità offerta tanto ai cittadini quanto alle banche per giungere ad un accordo di reciproca soddisfazione.

Tutti coloro che hanno avuto rapporti conflittuali con le banche, possono rivolgersi, senza l’ausilio di un legale, all’Arbitro; un organo imparziale e indipendente che in tempi rapidi stabilirà chi ha ragione e chi ha torto. Ovviamente le decisioni dell’Arbitro non sono vincolanti né per la banca né per il ricorrente, ma una eventuale inosservanza da parte della Banca viene prontamente pubblicata e resa nota sul sito di Bankitalia. In sostanza è improbabile che la Banca decida di non ottemperare alle decisioni dell’Arbitro, salvo non voglia essere inserita nella “black list” delle banche poco virtuose, con il relativo danno d’immagine che ciò comporta. La pubblicità sul sito serve quindi a garantire trasparenza informativa, ma serve anche a diffondere la conoscenza in merito agli orientamenti presi dall’Arbitro sulle diverse questioni. Quindi ad evitare al cliente ricorsi infruttuosi. Giova far notare a questo proposito che le questioni più comuni sottoposte fino ad ora all’attenzione dell’Arbitro hanno riguardato prevalentemente le modifiche unilaterali ai contratti, operazioni dubbie sui conti correnti e la portabilità dei finanziamenti. A margine va sottolineato che, proprio perché le decisioni non sono vincolanti, se il cliente non si ritiene soddisfatto della decisione dell’arbitro, può intraprendere le vie legali. Sempre e comunque.

Semplificata in questi termini appare una storia felice, ma volendo si possono evidenziare alcune carenze di questa disciplina, spesso testimoniate dalle statistiche. A quasi 3 anni dall’introduzione dell’Arbitro Bancario sono stati presentati un totale di 15.000 ricorsi, che –tuttavia!!!- in soli 3 casi su 10 hanno portato ad un esito favorevole per il cliente. Mentre in uno su venti, il cliente “scontento” ha propriamente trascinato la Banca nelle competenti aule di Tribunale. Nel mezzo tutti gli altri casi non compresi nella statistica, quelli che si sono in qualche modo risolti senza essere definiti dall’Arbitro. Vale a dire quelli nei quali la Banca ha riconosciuto il suo errore prima del reclamo, o quelli in cui il cliente ha riconosciuto che le ragioni della Banca erano valide ed ha deciso di non presentare il ricorso. O più verosimilmente quelli nei quali il cliente ha semplicemente deciso di cambiare Banca, rinunciando alle proprie pretese.

C’è poi il paragone con la normativa precedente. Prima del 2010, infatti, chi riteneva di aver subito un torto da parte della Banca si poteva rivolgere gratuitamente all'Ombudsman bancario. Bastava inviare all’Ombudsman una semplice lettera informale o una mail elettronica. Ora con l’Arbitro occorre la raccomandata con ricevuta di ritorno, ed è necessario versare 20 euro per ogni ricorso. Una somma che a dire il vero viene rimborsata dalla Banca ogni qual volta il ricorso viene accolto, laddove ‘accolto’ significa che per l’Arbitro ci sono le condizioni atte a decidere la questione nel merito. Non rileva se poi la questione viene decisa a favore della Banca. Rileva invece l’ipotesi di ricorso rigettato, ovvero un ricorso su sei secondo il rapporto di Bankitalia, con la spesa che in tal caso rimane a carico del ricorrente. Questo ovviamente gioca a favore del vecchio sistema dell'Ombudsman, che era completamente gratuito per il cliente. Ma è vero anche che se si tratta di una somma minima. Una somma che funge da deterrente per le richieste meramente pretestuose. E che in qualche modo serve a ricordare a tutti gli italiani chi chi vuol far guerra alla propria Banca, un minimo di liquidità la deve avere.

Il Senato approva la legge sulle Staminali

Con 259 voti favorevoli, solo 2 contrari e 6 astenuti la Camera dei Senatori ha approvato in via definitiva il decreto Balduzzi sulle staminali. La sperimentazione del ‘metodo Stamina’ partirà solo a Luglio ma i pazienti che hanno già iniziato le terapie potranno proseguirle avvalendosi delle risorse economiche messe a disposizione dalla nuova legge, che prevede per le stesse un finanziamento dello Stato di due milioni di euro l’anno per i prossimi tre anni. La nuova legge individua anche nell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, l’Ente preposto al controllo e al monitoraggio della sperimentazione, che in questa delicata attività sarà coadiuvata dall’Istituto Superiore della Sanità.

Soddisfatta la ministra Lorenzin che ha sottolineato la sensibilità dimostrata a Palazzo Madama nell’approvazione di un decreto sul quale, ad oggi, si poggiano le speranze di tanti e tanti cittadini italiani a trovare cura e guarigione alle proprie malattie. Speranze che rientrano in un generale diritto collettivo ed individuale alla salute, riconosciuto dalla nostra Costituzione, ma che troppo spesso trovano un ostacolo insormontabile nella limitata libertà alla cure. La nuova legge sancisce un punto di contatto, da una parte va incontro alle richieste dei pazienti, delle persone malate e dei loro familiari, che hanno diritto ad una ragionevole speranza, e dall’altro accoglie le richieste del Sistema Sanitario Nazionale che aveva sollevato diverse perplessità circa le terapie libere, non regolamentate e che esulano dalle discipline giuridico-sanitarie dei codici internazionali.

Conviene davvero investire nel petrolio?

La crisi economica mondiale non è più alle porte, in alcuni Paesi si è già stabilita dentro casa. In altri gliel’ha pignorata. In Italia ha appena poggiato il cappello all’appendiabiti. E il peggio, dicono quelli un pochino più ottimisti, deve ancora venire. In questo quadro apocalittico, gli investitori italiani, al pari di quelli di tutto il mondo, stanno provando, ognuno a suo modo, a tirar fuori dal cilindro il fatidico coniglio. La stragrande maggioranza dei siti finanziari consiglia di puntare sul greggio. Da quando nel 2008 il petrolio ha superato il tetto dei 100$ al barile, gli investitori non parlano altro che di petrolio e dei suoi futuri target ambiziosissimi. Insomma è solo da comprare. E aspettare. La previsione entro un anno parlano di 130$ al barile. Nel triennio dal 2013 al 2016 di 200$ con al massimo rallentamenti o pause di poco significato.

Se da un lato però è facile imbattersi in articoli che pubblicizzano la corsa del petrolio, tanto dal punto di vista dell’analisi che sulla base dei trand mondiali, è vero anche che proprio in ragione della crisi le sensazioni personali di ognuno di noi dovrebbero suggerire una maggiore cautela. E’ la crisi che incide sui prezzi del future sul petrolio, e non viceversa. L’esperienza del dollaro americano insegna. Per anni la moneta statunitense ha resistito alla crisi grazie ad una serie di manovre a sostegno, che anziché coprire i buchi, ne hanno aperti altri da colmare col risultato che in pochi anni ha letteralmente dimezzato il proprio valore. I mercati insegnano che ogni cosa sale e poi scende e poi risale quando ci sono sufficienti motivi per cui ciò accada. E’ evidente che la crisi che genererà il prossimo crollo del petrolio ancora non ha raggiunto il suo culmine, ed è ben lontana dal farlo. Ma da questo a prevedere una raddoppio nel prossimo triennio ce ne passa. In tempi così labili la logica dei numeri va anteposta alle opinioni, che restano opinioni. Se nel ponte del 25 aprile scorso quasi 11 milioni di Italiani si sono spostati da un capo all’altro dello stivale, mentre già nelle prime due settimane di luglio, che l’anno scorso stesso periodo erano valse code e traffico da bollino rosso, neppure 2 milioni di italiani hanno preso l’automobile vuol dire che qualcosa sta cambiando circa l’abbordabilità del carburante per l’italiano medio.

Vero è anche che questo non necessariamente comporterà una riduzione delle imposte sulla benzina.  Anzi, l’esperienza italiana dimostra come già alle prime avvisaglie di ripresa in qualsiasi settore economico, i prezzi addirittura aumentano nonostante fossero magari già di per sé stratosferici. Ma per fortuna il Mondo non è come l’Italia, è la crisi è un fattore frenante dei prezzi.  Lo hanno dimostrato le resistenze del 2011 e del 2012 che hanno frenato il petrolio ai 139 dollari ed ai 155. Quindi sebbene confortata dalle analisi, la previsione dei 200$ nei tre anni è difficile, fatto salvo ovviamente un interesse in tal senso dei signori dell'economia finanziaria, che è diversa da quella reale, ed ignora la crisi.

Come monito agli investitori che prendono come oro colato le previsioni dei maggiori neetwork finanziari, valga lo scenario del 2008, quando per il mercato petrolio si è verificato la cosiddetta ‘bolla speculativa’. Il prezzo del greggio era salito dal prezzo dei 90$ al barile con cui veniva scambiato a gennaio, al top storico intraday di 147$ al barile di febbraio. Ed i siti finanziari prevedevano i 162$ entro l’anno. Ma dopo l'estate la bolla speculativa si sgonfiò, complice la crisi scoppiata in America con i mutui subprime, che incise sui consumi energetici degli americani, e non solo. Sull'onda del crollo delle borse, a dicembre 2008 il prezzo del greggio registrò un ribasso senza precedenti, scendendo di quasi  100$ in pochi giorni, con una quotazione che arrivò a toccare i 40$. A distanza di cinque anni lo scenario è certamente diverso da quello depressivo del 2008, ma mentre le economie dell'Asia crescono, Europa e Stati Uniti sono ancora alle prese con l’indebitamento e Pil in contrazione. E’ incomprensibile quindi l’unanimità degli scommettitori nel prevedere  un range del prezzo al barile che raddoppi nei prossimi tre anni. Il coniglio dal cilindro potrebbe essere invece un nuovo crollo del prezzo del greggio, o comunque una variazione al ribasso. Ma questo nessun sito finanziario s’azzarderà mai a scriverlo.

Anaya lascia vincere Muntai e diventa il beniamino dei social neetwoork

Sono i traguardi a trainare i sacrifici, ma alcuni atleti rinunciano a tagliare certi traguardi in nome dell’onestà.  E’ accaduto a Burlada, in Navarra, all’ultima tappa del campionato Spagnolo di Corsa Campestre. Iván Fernández Anaya, alla sua migliore stagione da professionista, insegue il campione kenianoAbel Mutai, leader della corsa e già medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Londra nella specialità dei tremila metri siepi. La stanchezza e la disidratazione talvolta fanno brutti scherzi e sul rettilineo finale il keniano rallenta visibilmente il passo, convinto d’aver già oltrepassato la linea di arrivo ed alza festoso le braccia al cielo. Fernández Anaya decide di non sfruttare l’errore del collega e affiancatolo gli indica il punto d’arrivo del traguardo finale, una ventina di metri più avanti, una veloce stretta di mano e i due riprendono gli ultimi passi della corsa, con Mutai che taglia per primo l’arrivo. Al traguardo i due si abbracciano, e Mutai alza al cielo le braccia dell’avversario. 

Per Anaya la vittoria avrebbe significato un posto da titolare nella rappresentativa spagnola per i campionati europei, ma lui ha scelto di vincere una partita più bella. Quella dell’onestà. Forse per una intima educazione culturale, per il dna sportivo degli atleti i catalani. Non sarà ricordato come il fondista più veloce di Spagna, né entrerà negli almanacchi dei vincitori di tappa del Campionato Spagnolo, ma con un gesto netto ha trasformato il suo viso comune a tanti altri nell’immagine simbolo dell’onesta sportiva. 

Sold out e gente che entra senza pagare: Siani annulla lo spettacolo di Pompei

Spettacolo di mezza estate movimentato agli scavi di Pompei. Al centro della scena il comico napoletano Alessandro Siani, che avrebbe dovuto esibirsi nello show del definitivo rilancio dell’economia locale. Ma le cose sono andate diversamente. 

Come era nelle previsioni, l’attore partenopeo ha richiamato un vastissimo pubblico, con le prevendite che sono andate esaurite nel giro di pochissime ore. Ad impreziosire il tutto la finalità benefica, con l'intero incasso destinato alla Sopraintendenza archeologica di Napoli e Pompei, ed il cast d'eccezione con Serena Autieri e Sal Da Vinci pronti a salire sul palco per affiancare lo showman di Fuorigrotta.

La Soprintendenza archeologica di Napoli ha però inspiegabilmente deciso, nell’immediatezza dello spettacolo, di ridurre i posti a sedere previsti per ragioni di rispetto ambientale, malgrado ci fossero prevendite già vendute. Il caos all’ingresso è stata una fisiologica conseguenza. Per contenere la particolare "esuberanza" dei malcapitati acquirenti che si sono visti relegati alla porta dell’Anfiteatro, il personale della Pro Loco ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. A questo disguido di carattere organizzativo, si sono aggiunti anche gruppetti di persone che pretendevano di accedere alla palestra senza biglietto. I disordini, la polemica e una rissa subito sedata hanno rovinato lo spirito della manifestazione. Il gruppo organizzativo del cabarettista ha così deciso di annullare lo spettacolo.

Gazza nuovamente in campo per dare un calcio all'alcolismo

Tutti i grandi campioni si riconoscono dai record. A soli 15 anni Gianni Rivera ha fatto il suo esordio nel campionato italiano, a 16 anni Pelè si è laureato per la prima volta campione del mondo, a 24 anni Maradona è stato il primo e unico calciatore a riempire uno stadio di 50mila spettatori che hanno pagato il biglietto solo per vederlo palleggiare. E c'è stato un campione che si è distinto tra i campioni: a 11 anni ha passeggiato nudo lungo il Tamigi, a 13 anni è stato allontanato dalla scuola per aver aggredito la sua professoressa di scienze, a 16 anni è stato denunciato per rissa, furto di alcolici e atti osceni in luogo pubblico. A 18 anni è riuscito a trascorrere il suo primo sabato sera senza bere un goccio, e il giorno dopo ha esordito in Premier League. Questo campione si chiama Paul Gascoigne, e in un Pescara-Lazio del 92/93 ha realizzato uno dei gol più belli del nostro campionato. E' stato il miglior giocatore dei mondiali di calcio Italia'90 ed ha deliziando con le sue giocate i tifosi di tutto il mondo. Nella sua carriera ne ha combinate di ogni: ha ammonito gli arbitri, ha preso in giro i propri allenatori, ed ha bevuto tanto. Soprattutto ha bevuto tanto. Gazza è stato uno dei migliori calciatori al mondo, ma anche uno dei peggiori alcolisti al mondo, e quando sembrava finalmente essere uscito dalla dipendenza dall’alcool, nel 2009 è stato ricoverato in una clinica di Londra per disintossicarsi dal consumo di Red Bull, riusciva a berne più di 60 al giorno. Pochi mesi dopo la depressione e il tentativo di suicidio. Nel 2010 l’ennesimo ritorno. Fino al febbraio 2013, quando, in preda ad una crisi cardio-respiratoria è stato ricoverato d'urgenza in una clinica dell'Arizona. Tre bottiglie di Jack Daniels in un’ora. E’ stato sir Alex Ferguson, l’ex tecnico del Manchester United, che sentita la notizia in televisione, ha deciso di sopportare per intero le spese per la riablitazione di Gazza. A dimostrazione che l’uomo Gazza, prima ancora che il campione Gazza, è stato amato aldilà delle rigide barriere del tifo.

L’avevamo visto l’ultima volta su un campo di calcio a novembre del 2012, all’Olimpico di Roma, in occasione della gara di Europa League tra la Lazio e il Tottenham, entrambe sue ex squadre. Prima della partita l’indimenticato talento laziale aveva  fatto il classico giro del campo, accompagnato dal presidente biancoceleste Claudio Lotito. Sembrava guarito, e invece c’è stata l’ennesima ricaduta nel vizio di sempre, ed il ricovero in Arizona. Ma oggi Paul Gascoigne ritorna nuovamente, ed assicura che non ci ricascherà. E per dimostrare che stavolta è più determinato torna in campo. Lo fa a Tyneside, nel Newcastle. Rimetterà ai piedi gli scarpini per una sera, e sarà la tappa inaugurale del “Gazza Comeback Tour 2013”, il tour col quale intende sensibilizzare i giovani ad evitare gli alcolici, attraverso il racconto della sua incredibile esperienza. Riabbraccerà vecchi amici del mondo del calcio, ed i medici che lo hanno curato in Arizona, e con loro parlerà delle problematiche connesse all’abuso di sostanze alcoliche. Regalerà magliette autografate,  e poi farà la cosa che un tempo gli riusciva meglio di tutte: giocare a calcio. Sembra determinato: vuol dimostrare a tutti che stavolta ne è uscito per davvero. Tra gli amici che prenderanno parte alla manifestazione, anche Thomas Doll e Roberto Di Matteo, oltre al suo storico miglior amico Jimmy Gardner che ha dichiarato: “Paul è tornato quello di una volta, sta bene, sembra tornato il ragazzo allegro che conoscevo a 16 anni, solo che è un po’ più magro di quando aveva sedici anni". 

Il chirurgo hi-tech di Acquaviva delle Fonti: è il terzo robot negli ospedali pugliesi.

E' un chirurgo hi-tech, un robot di ultimissima generazione per la chirurgia mini-invasiva, che consente interventi di frontiera ma anche operazioni di routine. Quello dell'Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti è il terzo chirurgo robot in Puglia, dopo quelli già in dotazione alla clinica Madonnina di Bari e all’Ospedale di San Giovanni Rotondo, nel foggiano. Il robot chirurgico si chiama “Da Vinci”, è arrivato in Italia nel 2008 ma è diventato operativo solo nel 2010. Nel mondo ne esistono circa 550, mentre in Italia siamo a 35, in particolare l’ospedale di Acquaviva è la trentaseiesima struttura ospedaliera italiana a dotarsi del “Da Vinci”, apparecchiatura costata 500 mila euro, ma che è in grado di operare con grandissima precisione, riducendo l'invasività di alcuni interventi delicati, come quelli alla prostata.

Il robot è dotato di un sistema di visualizzazione tridimensionale del campo operativo, il tutto in alta definizione. Può quindi affiancare il chirurgo, per garantire il buon esito di interventi complessi. In sostanza, il chirurgo opera stando comodamente seduto davanti ad una consolle con la testa rivolta ad un visualizzatore tridimensionale, da qui comanda il robot all’utilizzo di strumenti in miniatura. Gli strumenti sono in grado di riprodurre fedelmente i movimenti della mano e del polso del chirurgo, attraverso un sistema di articolazioni meccaniche che garantiscono alla parte terminale della macchina fino a due gradi di libertà in più rispetto alla chirurgia laparoscopica. Il robot può collaborare a diverse specialità chirurgiche: toracica, digestiva, epatobiliare, endocrina e ginecologica. Il robot è in grado di asportare reni, vesciche e prostate con precisione mai raggiunta, ed in alcuni casi (vesciche) di favorirne la ricostruzione. In ginecologia sarà utilizzato per asportare fibromi e tumori delle ovaie e per curare le prolassi uterine. Per il dottor Da Vinci di Acquaviva si prevedono circa 500 interventi nei prossimi due anni, operazioni di alta complessità ma che verranno eseguiti con una tecnica mini-invasiva. Pensiamo agli interventi al pancreas, la bestia nera dei chirurghi addominali perché nascosto in profondità, delicato e a contatto con gli altri organi addominali. Riuscire quindi ad intervenire senza aprire tutto l’addome e senza asportare l’organo era fino a qualche anno fa impensabile.



Fino ad oggi i colleghi pugliesi del dottor “Da Vinci”, vale a dire i robot già in dotazione agli ospedali di San Giovanni Rotondo e alla clinica Madonnina di Bari, hanno eseguito circa 50 interventi, tra cui isterectomie, colecistectomie e baypass gastrico. Lo scopo è di farli lavorare a regime, sfruttando a pieno una risorsa altamente tecnologica ma ancora troppo costosa. Ricordiamo che nel 2010 il Da Vinci costava quasi 3 milioni di euro. In molte delle 35 strutture italiane che dispongono del Da Vinci, l’apparecchiatura non viene utilizzata con frequenza per ragioni di budget, il fatto è che la complessità degli interventi svolti dal Da Vinci non viene riconosciuta in modo adeguato dalla normativa che regola i rimborsi delle prestazioni sanitarie. Per intenderci, il valore delle rimborsi non è pari ai costi del robot, quindi la cifra rimborsata dalle Regioni è spesso di molto inferiore alla spesa sostenuta dalle strutture sanitarie per l’uso del robot, e resta quindi a carico degli Ospedale. Ecco perché è di primaria importanza la selezione  dei pazienti da trattare con l’alta tecnologia.

giovedì 25 luglio 2013

E' morto Emilie Griffith: primo pugile omosessuale e storico avversario di Benvenuti

Siamo nel 1962, alla bilancia che precede il peso ufficiale dell'incontro mondiale tra Benny Paret ed Emilie Griffith, volano parole grosse. I due si conoscono bene, e non si piacciono affatto. Si sono affrontati già due volte, con in palio sempre il titolo walter, che è ormai una cosa a due da quando Paret l'ha strappato a Don Giordano. Si odiano, ma si rispettano. O almeno fino a quel pomeriggio s'erano sempre rispettati.  Paret s'avvicina a Griffith, gli tocca il culo e gli fa: «Ti piace, vero? Sei un finocchio». Scoppia il finimondo. Interviene la forza pubblica. Emilie Griffith grida «Ti ammazzo», l'altro continua «Sta zitto, frocio!».

Bernardo Benny Paret per tutti è Kid, è cubano, e prima di diventare pugile lavorava nei campi di tabacco, ma ora è il campione del mondo in carica dei pesi walter. Ha solo 25 anni, eppure ha già deciso di lasciare, senza motivi ufficiali. Qualche altro incontro col titolo in palio per far cassa, qualche pubblicità, e poi basta. Emilie Griffith ha un anno di meno, ed ha già 32 incontri all'attivo, una sola sconfitta, proprio contro Paret, l'anno prima. Non ha un soprannome ma tutti ne conoscono le sue stravaganze, è uno che si è fatto largo nella vita a suon di pugni, ma ama le paillettes, i pantaloni aderenti e le canotte attillate. E' gay, anche se il termine gay ancora non esiste, ed è gay nell'America della boxe che non ammette figure fuori dagli stereotipi e dove l'omossessualità è considerata una malattia. 

Siamo all'ultima ripresa, Benny Paret ha retto a fatica le ultime tre ed ha la faccia che è una maschera di sange, pochi secondi dal suono del gong ed è subito all' angolo. Ma ha la guardia bassa, ed è incapace di difendersi. Emilie Griffith spara uppercut a ripetizione prima che l'arbitro intervenga. A contarli si fa fatica. Sono trenta, e ventinove vanno a bersaglio. E' un massacro. Pariet morirà dieci giorni dopo in ospedale, senza mai essersi risvegliato dal coma.


Emilie Griffith è appena all'inizio della sua carriera pugilistica e la vita gli ha già presentato il conto. E' il pugile omosessuale che ha ucciso Benny Parter sul ring. Il tema caldo è quello. Per molti dovrebbe ritirarsi. Smettere con la boxe, e smettere di ostentare la sua "malattia". Ma lui continua, sia a combattere che a frequentare locali vietati. Attira su di sè moltissime antipatie, e sono in tanti ad esultare quando Rubin Carter pochi giorni prima della notte di Natale del 1963, lo mette ko al primo round, con un brutale diretto destro. Ma la vita va avanti e i pugili come Griffith si rialzano. Batte ai punti il grande Louis Rodriguez e rivince il mondiale welter.

Poi mette peso e sale di categoria. Nei medi affronta Monzon, Napoles e Minter. Riempie il Madison Square Garden 25 volte. Fa il tutto esaurito quando strappa il titolo al mito Dick Tiger, titolo che poi difenderà anche contro Joey Archer. Combatterà un numero impressionante di round mondiali, laureandosi per ben cinque volte campione del mondo. Con in mezzo i memorabili combattimenti contro Nino Benvenuti, che gli strapperà la cintura WBC due volte su tre. Poi la dialisi, la demenza senile, una pensione di 330 dollari e la casa pignora. Qualche anno da clochard, poi gli anni nei tribunali, una pratica legale vinta e dinuovo i soldi, tanti, un'adozione, ma interi pezzi di vita quasi tutti dimenticati per colpa dell'halzaimer. Qualche anno fa gli avevano fatto incontrare il figlio di Benny Paret. Lui, dopo averlo guardato, gli aveva detto: «Hai gli occhi di tuo padre». E basta. Niente di più. Perché quella era l'unica cosa da dire. Si è spento oggi un grandissimo del pugilato, aveva 75 anni, era un picchiatore fenomenale. Un campione. E basta. E' questa l'unica cosa da dire.

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