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venerdì 20 marzo 2015

Mondiale Silver dei superleggeri per Luca Giacon: domani a Milano affronterà Jamoye.

Al Dixieland Cafè di Milano si è da poco conclusa la conferenza stampa di presentazione del titolo Silver dei pesi superleggeri WBC, che domani sera vedrà affrontarsi al Teatro Principe Luca Giacon e Steve Jamoye per il titolo vacante.


L'italiano ha davanti a sè un'occasione da non lasciarsi sfuggire. Lui è Luca Giacon, cognome veneto, origini nordeuropee, genitori di Bruxelles, ma adottato dalla Sardegna sia come residenza che nell’affetto dei tifosi. Giacon è cresciuto pugilisticamente a Panama dove è stato formato dal suo storico allenatore Orlando Soto, ex boxeur sudamericano che ha combattuto per il titolo mondiale dei pesi piuma e superpiuma ed ha chiuso la carriera con un record di 32 vittorie e 11 sconfitte.


Nella conferenza stampa di stamattina Giacon ha dichiarato di stare bene fisicamente e mentalmente, e di volere fortemente il titolo. Il suo avversario è un pugile velenoso, di quelli che cercano lo scambio e tendono a imporre il proprio ritmo agli avversari.


martedì 17 febbraio 2015

Nuova bufera su Domenico Spada: da domani braccialetto elettronico per il pugile accusato di estorsione


Nuovi guai per Domenico "Vulcano" Spada, l'ex campione Silver WBC dei pesi medi è stato arrestato stamattina ai Castelli Romani. Alle prime ore dell’alba i Carabinieri del nucleo operativo di Frascati hanno fermato il pugile e suo padre ritenuti colpevoli di estorsione ai danni di un imprenditore edile di 58 anni, residente nella zona.

Il 12 novembre scorso i carabinieri avevano già arrestato 4 persone (Spada, suo padre, e due donne di nazionalità ungherese), con l'accusa di usura nei confronti dello stesso commerciante romano, costretto a vendere la propria attività e ad ipotecare la propria abitazione per saldare il debito contratto con l'atleta romano. Dalle indagini preliminari era emersa la pretesa di settantamila euro a fronte di un prestito iniziale di quarantamila euro. 

Stavolta il boxeur e suo padre sono invece finiti nei guai per aver "commissionato" all'imprenditore lavori di ristrutturazione da eseguire sull'abitazione della vittima, da vendere poi agli Spada al prezzo di centomila euro, a fronte di un valore immobiliare superiore ai duecentomila euro. Spada e il padre, già agli arresti domiciliari, sono stati raggiunti da un nuovo provvedimento cautelare. Al pugile è stato quindi applicato il braccialetto elettronico per evitare l'allontanamento dal domicilio.


Dal profilo facebook il pugile romano (39 vittorie e 6 sconfitte in carriera) allude al complotto: «Se fossi uscito vittorioso dal match con Murray mi avrebbero fatto tanta pubblicità gratuita? O avrei partecipato a l'Isola dei Famosi?».


Garantismo impone la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, "Vulcano" dovrà ora far valere le proprie ragioni in Tribunale per riabilitare la propria immagine uscita malconcia da questo "brutto match" col malaffare.

mercoledì 3 settembre 2014

Huck dei record batte anche Larghetti: l'italiano esce a testa alta

Nella serata di ieri, il marchigiano Mirko Larghetti ha provato a strappare la corona dei massimi leggeri versione WBO al serbo tedesco Marco Huck. Sul ring di Halle, “Kapitan” Huck si è riconfermato per la tredicesima volta campione di sigla, eguagliando il record di difese del britannico Jhonny Nelson, al termine di un incontro più sofferto del previsto. Il Re della categoria cruiser, che in carriera aveva già affrontato altri due boxeur italiani (Pietro Aurino nel 2006 per il titolo dell’Unione Europea, e Fabio Tuiach nel 2008 con in palio il titolo EBU vero e proprio) liquidando entrambe le pratiche nel giro di due riprese, ha dovuto stavolta fare i conti con il cuore, la tenacia e la grande preparazione atletica mostrati da Mirko Larghetti. Pochi alla vigilia avrebbero pronosticato un combattimento così aperto, soprattutto nella parte centrale del match, vinto dal tedesco solo ai punti (116-112, 116-112, 118-110 questi i cartellini dei tre giudici). Larghetti è riuscito a dimostrare il suo spessore internazionale in un incontro che probabilmente gli aprirà le porte a circuiti di maggior prestigio, che potranno solo arricchire un curriculum ancora acerbo, nel quale ha fino ad oggi messo in bacheca esclusivamente la cintura dell’Unione Europea conquistata contro l’altro italiano Vincenzo Rossitto, e poi difesa contro il giovane croato Stjepan Vugdelija.

Marco Huck e Mirko Larghetti prima del mondiale WBO
Il tedesco dal canto suo ha inanellato la 38esima vittoria in carriera e può ora pensare con serenità a scegliersi l’avversario per la prossima difesa. La lista dei pretendenti è lunga. Su tutti ci sarebbe proprio l’ex iridato ormai 40enne Johnny Nelson, il quale –presente a bordo ring ieri sera– avrebbe manifestato l’intenzione di rimettere i guantoni ai polsi per affrontare Huck in un match volto a ristabilire le gerarchie della WBO. Ma il combattimento più atteso dal grande pubblico resta quello per l’unificazione del titolo cruiser contro il “Diablo” Krzysztof Wlodarczyk, che dal 2010 detiene e difende la corona massimi leggeri versione WBC. Possibilità che Huck sembra non voler contemplare dal momento che una delle due sconfitte in carriera l’ha patita proprio due anni fa, cercando gloria in WBA contro l’allora imbattuto Alexander Povetkin.

lunedì 26 maggio 2014

Simona Galassi batte la Ivanova e si conferma regina d'Europea

Sul ring di Bologna la nostra Simona Galassi (nella foto insieme a Giacobbe Fragomeni) si è imposta sulla bulgara Galina Ivanova nella difesa volontaria del titolo EBU femminile dei pesi mosca. La campionessa ha curato la preparazione di questo importantissimo match europeo sotto l'attenzione dell'ex pugile ferrarese Alessandro Duran.

Simona Galassi con Giacobbe Fragomeni, ex campione WBC
Sin dal primo gong la campionessa ha imposto il proprio ritmo, dettando legge con veloci combinazioni di jab al volto ed al tronco, ed alla seconda ripresa ha affondato un poderoso gancio sinistro che ha scosso l'avversaria. Nel corso della quinta ripresa, una testata accidentale della bulgara, ha aperto una ferita sulla parte alta della fronte di Simona. Il medico di gara ha suggerito all'arbitro di fermare l'incontro e, come da regolamento EBU, si è andati alla lettura dei cartellini, con i verdetti relativi a quanto visto fino a quel momento. Tutti i giudici hanno così incoronato all'unanimità la prova della campionessa italiana, alla quale questa difesa europea riapre le porte ad una chance mondiale.


martedì 13 maggio 2014

Rabchenko lascia il titolo a pochi giorni dal match: per Della Rosa c'è Isaac Reale

Colpo di scena nel panorama Ebu, esattamente a 5 giorni dal match europeo, il campione Sergey Rabchenko ha annunciato che diserterà l'appuntamento di sabato sera ad Ostia Lido. Il motivo ufficiale è la mancata concessione del visto per disputare il combattimento. In realtà il forfait era nell'aria: da tempo infatti il pugile russo, abituato a pubblicare sul proprio sito i video dei combattimenti del suo prossimo avversario, aveva stranamente lasciato tacere la sua pagina fans. Un giornale di Mosca (Russua Beyond the Headlines, sito internet www.rbth.rg.ru) il 23 aprile scorso aveva anche paventato un possibile match tra il russo ed il pugile statunitense Vanes Martirosyan, che è fuori dalla portata dell'Ebu. Una vicenda ancora poco chiara, nella quale l'unica cosa certa è che l'ufficialità è giunta nelle stanze romane solo ieri mattina.
La macchina organizzativa già messa in piedi dalla Opi 2000 si è quindi prodigata in tutta fretta per garantire un combattimento valido per il titolo europeo dei pesi superwelter. Non dev'essere stato facile per Salvatore Cherchi trovare, con un preavviso così breve, un atleta disposto ad affrontare il pugile romano Emanuele "Ruspa" Della Rosa, che ormai prepara il match da quasi quattro mesi. Un primissimo tentativo fatto è stato quello di convincere l'altro italiano Lenny Bottai a cogliere l'"occasione" europea, il livornese ha però rifiutato ritenendo di non poter onorare un match del genere con soli 5 giorni di preparazione, rinviando con una punta di polemica la sua chance continentale alla prossima "occasione". La stessa proposta è stata girata anche ad Orlando Fiordiglio, che detiene la cintura di campione dell'Unione Europea e che insegue proprio "Ruspa" nel ranking nazionale, ma anche il toscano suo malgrado ha dovuto glissare per l'impossibilità a fare il peso nel tempo stabilito. Abbandonate le vie del derby italiano, la ricerca si è spostata alla penisola iberica, ed alla fine il nome è uscito: si tratta di Isaac Reale, 32enne pugile spagnolo, professionista dal 2011, al record di 9 vittorie, di cui 4 prima del limite, ed 1 pari; pugile ad un buon livello di preparazione atletica, dal momento che a fine mese avrebbe dovuto affrontare Sergio Garcia per la difesa volontaria del titolo spagnolo. I favori del pronostico sono ovviamente tutti appannaggio del boxeur italiano che non ha nascosto la propria delusione: «Per preparare questo match ho preso due mesi di ferie sul lavoro e sono andato ad allenarmi in Florida, dal maestro Eufracio Gonzalez della Thump Gym di Miami. Sono davvero amareggiato, io volevo affrontare il migliore d'Europa, e mi ero preparato per misurarmi con lui e non con altri»

Confermata la squalifica per Pagliara: la cintura va ad Ardito. Entro luglio il nome dello sfidante

Ieri mattina il tribunale nazionale Antidoping ha confermato la squalifica di 2 anni commutata ai danni del campione cecinese Floriano Pagliara, risultato positivo agli accertamenti clinici dopo il match contro Angelo Ardito del 25 ottobre 2013. All’ “Americano” è stata quindi revocata la cintura di campione italiano dei superpiuma, con passaggio d'ufficio della stessa al fiorentino Angelo Ardito. Il prossimo sfidante al titolo italiano non è ancora stato ufficializzato, e probabilmente non sarà reso noto prima di luglio.

Molto probabilmente sul ring salirà una qualche vecchia conoscenza del titolo italiano. Potrebbe essere infatti Benoit Manno lo sfidante designato, il pugile di Bruno Vottero che da tempo aspetta un match di rilancio; oppure l'altro pugile di Vottero, il brindisino Antonio De Vitis, che proprio la settimana scorsa ha tentato l'assalto al titolo intercontinentale WBA dei leggeri, costretto a salire di categoria pur di giocarsi una chance con titolo in palio. L'altro nome papabile è quello di Carmine Tommasone, 30 anni all'anagrafe ed un curriculum immacolato, il boxeur di Avellino ha già combattuto due volte in questo 2014, sintomo che forse sta preparando un appuntamento importante.

lunedì 12 maggio 2014

"Ruspa" Della Rosa tenta l'assalto al titolo europeo di Rabchenko

Boxe, titolo europeo ad Ostia: Della Rosa sfida Rabchenko per corona superwelters
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Sarà la cittadina di Ostia Lido ad ospitare, nella notte di sabato prossimo, il match valido per il titolo europeo dei superwelters tra il campione bielorusso Sergey Rabchenko e lo sfidante italiano Emanuele Della Rosa. 
Il 34enne romano ssi presenta all'atteso appuntamento con un curriculum di 33 vittorie, di cui 9 prima del limite ed una sola sconfitta rimediata in Germania nel 2009 contro Sebastian Zbik. Il campione in carica è invece imbattuto e forte della recente vittoria contro Bradley Pryce, vittoria che è andata ad arricchire il suo curriculum di 25 vittorie di cui 9 prima del limite. Nel curriculum del bielorusso figurano anche due combattimenti con pugii italiani, Adriano Nicchi e Pietro D'Alessio, entrami battuti in due riprese.

Stiverne batte Arreola ed è il nuovo campione del mondo WBC dei pesi massimi

Ieri sera a Las Vegas, dopo sei lunghi anni di dominio Klycko (l'ucraino aveva vinto e difeso il titolo anche nel 2004, ma dal 2008 lo deteneva ininterrottamente), la cintura dei massimi della WBC ha incoronato un nuovo Re.
Dopo che il campione ucraino Vitalij Klyčko ha abbandonato il pugilato per dedicarsi unicamente alla politica, il titolo mondiale WBC dei pesi massimi ha incoronato il canadese Bernard Stiverne, a cui sono bastate sei riprese per imporsi sullo statunitense Chris Arreola, che già cinque anni fa aveva provato l'assalto al titolo mondiale proprio contro Vitali Klycko. Per il canadese si è trattato della 24esima vittoria in carriera su 26 incontri fino ad ora disputati. Il nuovo iridato ha adesso sei mesi di tempo per scegliere il proprio sfidante, in una difesa volontaria che possa catturare l'attenzione dei media di tutto il mondo. I pretendenti sono tanti e i rotocalchi sportivi avranno ora tutto il tempo per imbastire una lista di papabili nomi: in poleposition c'è l'imbattuto Deonatay Wilder, poi tutti gli altri, da Mike Pérez a Tyson Fury fino a Dereck Chisora, tutti e tre hanno delle legittime aspettative considerata la posizione che attualmente occupano nel ranking WBC. Poi ci sono Kubrat Pulev, Ruslan Chagaev, Luís Ortiz e Aleksandr Povetkin. Sebbene il team di Stiverne potrebbe anche tranquillamente optare per il connazionale Didier Bence. L'unico avversario che Stiverne sembra intenzionato ad evitare per il momento è proprio l'altro ucraino Wladimir Klycko.

Per Maidana niente rivincita con Mayweather. Lo ha deciso Floyd Senior che torna a parlare di Pacquiaio.


Giunge come una di quelle raccomandazioni che i genitori fanno ai loro bambini quando escono di casa, l'ultimo dictat di Floyd Senior al figlio: «Marcos Maidana non merita una seconda chance. Ha giocato sporco, con testate e colpi dietro la nuca. Se mio figlio gli concederà la rivincita io non sarò al suo angolo». 


Floyd Mayweather al termine del match contro Canelo
In realtà non sarebbe la prima volta per Mayweather Junior senza il genitore a fargli da istruttore. E' già accaduto nel 2000 quando l'allora Re dei Superpiuma litigò col padre allontanandolo dal suo team. Lite che durò più di cinque anni, anni nei quali Floyd Sr si propose anche come allenatore di Oscar De La Hoya per la sfida contro il figlio. Dissapori che però sono ormai alle spalle: da quando Floyd Junior è tornato sul ring nel 2009, dopo il prematuro ritiro nel 2007, il clan Mayweather è sempre apparso affiatatissimo. C'è da credere quindi che "Money" darà ascolto al papà e non concederà nessuna rivincita all'argentino.



Si fa quindi nuovamente largo l'ipotesi di un match contro Manny Pacquiaio, match di cui si fa un gran parlare ormai da quattro anni. E' lo stesso Floyd Senior a dichiararlo tra le riga: «Mio figlio ha bisogno di nuovi stimoli e di avversari all'altezza, non deve perdere tempo in rivincite se vuol battere tutti i migliori. Vorrei affrontasse un mancino». E il pensiero immediatamente va a Pacquiao, che oltre ad essere uno dei migliori, è anche uno dei pochissimi mancini nal ranking (insieme a Devon Alexander, Ray Robinson e all'italiano Leonard Bundu). L'incontro tra Mayweather e Pacquiaio si sarebbe dovuto fare già nel 2010, quando cioè il campione americano si lanciò in dichiarazioni a sfondo razzista che non andarono giù all'asiatico. La trattativa però si complicò per una questione economica. Reintavoltata lo scorso anno slittò nuovamente perchè al campione filippino i medici consigliarono un periodo di riposo in ragione di preoccupanti sintomatologia che aveva fatto pensare all'Alzaimher.

Tatlii dinuovo campione. Dura otto round il sogno intercontinentale di De Vitis.


Finisce all'ottava ripresa il sogno intercontinentale di Antonio De Vitis sul ring di Urheilutalo, nel quartiere nord di Helsinky, dove il brindisino è stato battuto dal campione in carica Edis Tatli. Il pugile kossovaro, ancora imbattuto, ha comunque assaporato per la prima volta il gusto amaro del tappeto, finendo ko nel corso della terza ripresa. Partenza fulminante del "pittbull" brindisino che nell'incredulità generale ha portato a casa le prime 4 riprese, pagando però l'eccessivo dispendio di forze nei round successivi. Fino alla decisiva ottava ripresa, quando l'italiano è stato fermato e costretto ad arrendersi.
In palio c'era il titolo intercontinentale WBA dei pesi leggeri. 

E' stato un match con molte insidie, come anticipato alla vigilia: il pugile italiano ha pagato dieci anni di età come differenza in termini di freschezza atletica, e le leve più lunghe del suo avversario, abituato da sempre a combattere nella categoria dei pesi leggeri, diversamente da De Vitis che per cogliere questa chance è dovuto salire dalla sua naturale categoria che è quella dei superpiuma. Sempre a proposito di peso, per qualche minuto si è rischiato di chiudere il match già alla bilancia, diversi i tentennamenti infatti al momento del peso ufficiale del campione in carica, che comunque alla fine è risultato rientrare nei limiti di peso.

lunedì 5 maggio 2014

De Vitis da "peso leggero" vola in Finlandia per strappare la corona a Tatlii

Venerdì 9 maggio 2014, il Pittbull brindisino Antonio De Vitis volerà alla volta della Finlandia per provare ad arricchire il proprio palmares. In palio c'è la cintura intercontinentale WBA dei pesi leggeri, attualmente detenuta dal finlandese Edis Tatli. Il campione in carica, finlandese naturalizzato ma originario del Kossovo, ha conquistato la corona un anno fa, battendo il campione domenicano Felix Lora. Ha poi difeso la cintura nel dicembre scorso dall'assalto del sudafricano Mzonke Fana. Due anni fa il mancino di Helsinki è anche stato campione dell'Unione Europea, e nel suo curriculum immacolato, fatto di 22 vittorie, di cui 6 per ko, spiccano due precedenti vittoriosi contro i pugili italiani Pasquale di Silvio e Paolo Gassani. Sulla sua pagina pagina facebook il fighter finlandese ha caricato un video indirizzato al suo sfidante, nel quale mostra una parte del proprio allenamento alla pera veloce con la scritta: «ultimi pugni di allenamento, i prossimi andranno sulla sua faccia».
Antonio De Vitis dal canto suo, vanta un curriculum di 26 vittorie, di cui 14 prima del limite, 3 sconfitte ed un pari, e nella categoria dei superpiuma è già stato campione italiano, campione del Mediterraneo per la sigla WBC, ed ha vinto prima il titolo internazionale e poi quello intercontinentale nella sigla IBF. Non gli è invece riuscita la conquista del prestigioso titolo europeo EBU sfumato contro il "dottore" Ermanno Fegatilli nel 2012, e contro il connazionale Devis Boschiero l'anno successivo, match quest'ultimo che è rimasto nel cuore di molti appassionati di pugilato per l'altissimo agonismo delle dodici riprese. Agonismo ed emozioni che il "Pittbull" non risparmierà neppure in questa spedizione finlandese.
Incontro con molte incognite per il boxeur pugliese, che generalmente combatte nella categoria dei superpiuma, e quindi concederà qualche kilogrammo al suo avversario. Il finlandese è un mancino ostico, dieci anni più giovane del nostro De Vitis, che comunque parte con i favori del pronostico dalla sua parte e che ha tenuto a chiarire i propositi con i quali volerà all'Ureheilutalo: «Partecipare non mi è mai interessato, io voglio vincere».

martedì 11 febbraio 2014

Klitschko offre cinquanta milioni a Lennox Lewis per combattere a giugno 2015


Incredibile la proposta avanzata del pluricampione dei massimi Wladimir Klitschko all'ormai ex pugile quarantottenne Lennox Lewis. Stando a quanto dichiarato alla stampa dall'ex "Lion" del ring, il boxeur ucraino Wladimir Klitschko, titolare delle corone Wba-Ibf-Wbo-Ibo, gli avrebbe offerto una borsa di poco inferiore ai 50 milioni di dollari per tornare sul quadrato entro giugno del prossimo anno.




Lewis, ormai lontano dal ring da quasi dieci anni, ha raccontato il tutto alla rivista Daily Mail, dichiarando di essere anche disponibile a riprendere a saltare la corda, ma a una cifra superiore. «Non combatto per meno di 100 milioni di dollari. Mi sono ritirato da campione, dopo aver battuto Rahman, Tyson e soprattutto il suo fratellone Vitali Klitschko e questo la gente lo sa, quindi la mia performance costa». Pronta la replica del maggiore dei fratelli ucraini: «Lewis continua a vantarsi di avermi battuto, quando onestamente potrebbe ammettere che si trattò di una vittoria fortunosa e rocambolesca. Chiunque abbia seguito quell'incontro sa come si sono svolte realmente le cose. Se non fosse stato per quel taglio maligno l'incontro l'avrei vinto io, dato che in sei riprese mi colpì una sola volta. Non è un avversario che può impensierire mio fratello, per giunta se si considera che è fuori dal giro da circa dieci anni».

Tuttavia l'attenzione attorno a questo ipotetico incontro, nata attorno alle indiscrezioni dell'ultim'ora, si è fatta altissima. Wladimir Klitschko metterebbe in palio tutte le sue cinture, e Lewis avrebbe l'occasione di iscrivere il proprio nome in un club esclusivo della boxe: nessun pugile infatti ha mai vinto un mondiale dei massimi dopo i 48 anni. «Con sei mesi di tempo a disposizione potrei tranquillamente recuperare una condizione di forma ottimale e sostenere il match, ma per tornare a buttar sangue in palestra pretendo una cifra con otto zeri»

mercoledì 16 ottobre 2013

Slip Decision per Timothy Bradley che schianta anche Marquez

Dopo Pacquaio, il campione WBO dei welter Timothy Bradley  ha battuto anche il fuoriclasse messicano Juan Manuel Marquez. E' finita con una Slip Decision, quindi un verdetto non unanime che presta il fianco alle polemiche. Strascichi -forse- di quelle ancora vive e relative all'ultimo match del "Desert Stom" contro Manny Pacquiao. Se contro il campione filippino la decisione sembrò decisamente sbilanciata, nel combattimento contro Marquez, Bradley ha invece sostanzialmente meritato i cartellini. Combattimento tutto sommato equilibrato, e a tratti noioso, nel quale il campione ha comunque imposto la sua maggiore velocità. Incontro che ha visto protagonista il jab sinistro di Bradley, il quale ha messo a segno più colpi del messicano, senza però mai doppiare o portare serie che potessero emozionare il numerosissimo pubblico presente e i milioni di spettatori collegati in streaming. 

Manny Pacquiao e Timothy Bradley prima del primo combattimento



Marco Scalia: «Sono fermo in attesa che qualcosa si muova»

Un antico proverbio indiano dice che gli ostacoli non bisogna puntarli, ma aggirarli. Lui però è un italiano, toscano, di quelli che i problemi preferiscono prenderli di petto. Nato e cresciuto nel quartiere popolare Piagge di Firenze, Marco Scalia ha iniziato a boxare nel 2005, dopo che da ragazzino era stato scartato per un deficit visivo. Un metro e sessanta di altezza, quando entra in palestra per la prima volta pesa quasi 90 kili. Fa la trafila nei dilettanti, e segue una dieta che in sei mesi lo porta buttar giù dalla bilancia quasi trenta kg. 

Dopo il match contro Cocus Silviu, nel 2011, il suo maestro Padariso decide che è arrivato il momento di gettar via casco e maglietta e lo fa esordire tra i professionisti. Negli allenamenti è uno di quelli che tira -così si dice in gergo- primo ad entrare nello spogliatoio ed ultimo a lasciare la palestra. Vince il primo incontro per Ko, contro l’ungherese Sandor Paska, conosciuto in Italia per i combattimenti contro Floriano Pagliara e Fabrizio Trotta. Scalia è uno che uno che si muove bene sul tronco e sa alternare la guardia come pochi, nel repertorio ha anche alcuni colpi esplosivi e questo lo porta a disputare e vincere altri tre incontri, stavolta tutti italiani, nello stesso anno. Fino al combattimento contro Denis Ceylan in Danimarca, dove finisce al tappeto dopo pochi giri di lancette:  «Da allora (12 Febbraio 2013, ndr) sono fermo in attesa che qualcosa si muova. Ma da come sembrano essersi messe le cose sto pensando di smettere. Non è possibile andare avanti così. Niente soldi, niente programmi e i manager più bravi sono quelli che ci mandano al massacro. Sono costretti, loro malgrado, a mandarci al massacro, spesso all’estero: è l’unico modo per poter fare un po’ di attività e guadagnare borse decorose, altrimenti ci scanneremmo tra noi per due soldi».
Il mondo della boxe italiana rischia quindi di perdere un altro dei suoi pregiati talenti inespressi, uno di quelli che ancora non sono riusciti ad esprimersi al massimo delle proprie potenzialità. Da qualche mese è tornato alla Pugilistica Isolotto, ad allenarsi col suo primo maestro Luca Borselli. Il 12 dicembre il boxeur fiorentino dovrebbe misurarsi contro Oleksandr Samara, ma con questi presupposti l’incontro rischia di saltare. Anche perché con le programmazioni a lunga scadenza, non c'è mai niente di certo. «Il fatto è che in Italia è difficile fare il pugilato di professione, se uno non ha un lavoro stabile, di sola boxe non ci campa. Nel caso in cui lavori invece, diventa durissima conciliare lavoro, allenamento e dieta. Per non parlare degli affetti, che per forza di cose devi trascurare un po’. Eppure ogni anno leggo le classifiche degli sportivi più ricchi del mondo, ed in cima alla lista c’è sempre un pugile. Segno che forse questo sport alla gente piace, e basterebbe davvero poco a rendergli maggiore visibilità». E' quello che il sito “xXx” si propone di fare. Anche attraverso questi articoli che raccontano le vostre storie.

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lunedì 14 ottobre 2013

Boschiero fatica contro Frenois ma mantiene la cintura europea

Boom Bomm Devis Boschiero resta sul tetto d'Europa. L'imbianchino di Correzzola ha sofferto più del previsto contro l'imbattuto francese Guillaume Frenois, ma alla fine l'ha spuntata. L'incontro ha confermato le aspettative della vigilia, e sul quadrato è stato un autentico show di tecnica fornito da entrambi. E' finita con un verdetto unanime di 117 a 111 per i primi due giudici e 117 a 112 per il terzo. I cartellini finali abbastanza larghi nascondono però le difficoltà incontrate dal campione padovano nel tenere a bada il lungo sinistro dello sfidante e nel riuscire a portare il match sulla corta distanza come suggeriva a più riprese il maestro Freo dal suo angolo. In ogni caso l'obbiettivo riuscito della terza difesa consecutiva apre ora le porte alla sfida per il titolo mondiale Wbc invocata a gran voce da tutti gli appassionati della boxe superpiuma. L'attuale campione del mondo, il giapponese Miura, ha manifestato interesse per un match che dovrebbe concretizzarsi tra luglio e settembre del 2014. Boschiero ha tutte le carte in regola, ed ha dimostrato, una volta di più, di avere anche il cuore e i numeri per fare suo il titolo mondiale. L'occasione però è legata a doppio filo con il possesso della cintura europea che Boschiero attualemente detiene, ma per la quale l'Ebu ha già nominato un nuovo sfidante: il belga Ermanno Fegatilli, che il padovano dovrà necessariamente affrontare prima di Febbraio.
Nella serata all’ippodromo Breda ha trovato spazio anche un pregevole sottoclou che ha visto rimontare sul quadrato il quarantenne Cristian Sanavia, già campione del mondo WBC nel 2004 e poi cinque volte campione d'Europa per la sigla EBU. Per lui un ritorno in grande stile con una netta vittoria ai punti su Marko Benzon.

Andrea Angelocore: «Mi hanno diagnosticato una malattia rara»

«Un anno e mezzo fa Mi hanno diagnosticato una malattia rara». Lui è Andrea Angelocore, ed è una delle promesse del pugilato italiano. Romano, nato e cresciuto ad Ostia, è uno di quei boxeur che piace alla gente, perché la gente applaude quelli che hanno fegato. La mattina lavora in una pescheria, il pomeriggio corre nella palestra del maestro Italo Mattioli.
Ventiquattro anni all’anagrafe, professionista da quando ne aveva venti. A soli 22 anni vince il titolo IBF youth. Prima di lui, così giovane, ci era riuscito solo Adriano Cardarello. Curriculum immacolato, nove vittorie nei nove incontri fino ad oggi disputati, tre prima del limite, ed una lunga trafila nei dilettanti dove si è misurato con i migliori: Mangiacapre, Di Russo e Milos Ippoliti sono solo alcuni dei fighter insieme ai quali ha scritto una piccola epopea del pugilato dilettantistico nostrano.

A Febbraio del 2012 ha affrontato e battuto lo slovacco Ivan Godor. A quel punto, per gli addetti ai lavori, era pronto per il titolo IBF Youngh. Lui invece si era accorto che qualcosa non girava. A dispetto di tutte le sedute d'allenamento, era rigido sulle gambe: «Un cattivo presentimento l’avevo. Mi allenavo tantissimo e non riuscivo a rendere. Sopratutto ero debole sulle gambe, e per un pugile della mia età è un fatto strano. Mi hanno poi spiegato che per via di piccole lesioni ai nervi spinali i miei muscoli non potevano lavorare come volevo, quindi mi indebolivo, e questo aldilà degli allenamenti che sopportavo». 

Una risonanza magnetica, due scatole di antibiotici e va a fare il titolo contro l’ungherese Laszlo Fazekas. Un match spettacolare, duro, combattuto. Lo vince. Qualche giorno dopo arriva la brutta notizia: gli viene diagnosticata una di quelle patologie che il Ministero della Salute ha di recente inserito nel Registro delle Malattie Rare. La cisti di Tarlov o morbo di Alcott. Lui la spiega così: «Ha un’incidenza bassissima, colpisce meno di una persona su cento, nel mio caso riguarda il nervo pudendo. All’inizio i medici non riuscivano a capire cosa fosse. Mi hanno mandato a destra e sinistra a fare tamponi uretrali. Soldi, tempo, e il problema che non accennava a migliorare. Poi a marzo del 2012 è arrivata una prima diagnosi. Quando mi hanno comunicato che ero affetto da una patologia rara mi è crollato il mondo addosso, ma poi ho cominciato ad affrontarla, perché comunque bisogna andare avanti ed io sono una persona tenace». 

Eccola, quindi la brutta notizia che rimette in discussione tutte le certezze e i progetti di un pugile, ma anche di una persona che vorrebbe vivere la sua vita in modo normale, senza dover nascondere con una smorfia il dolore che gli frena una risata o che gli complica i piccoli gesti quotidiani. «E' difficile convivere coi dolori lombo-sacrali, per non parlare dei disturbi alla sfera sessuale e alla mia vita di relazione. Ti faccio un esempio: sono al bar con gli amici, sorrido per una battuta e improvvisamente mi arriva questa scossa, prima il dolore e subito dopo un fastidioso formicolio alla zona perineale. Bruciori del cavo uretrale ogni volta che faccio l'amore, e poi quel senso di pesantezza quando mi alleno». 

Comincia così per Angelocore un assurdo gioco dell’oca da un ospedale all’altro, di quelli in cui non si sa mai in che reparto entrare; ed un combattimento che purtroppo non si deciderà nello spazio breve di sei round. Ci vorranno sei mesi di trattamento con la fibrina e le sedute di etiopatia poi -forse- il ritorno sul ring. L’appuntamento fissato è quello di gennaio contro il bosnico Stanislav Sakic. Sarà il match del ritorno ma anche quello che probabilmente l’avvicinerà al titolo italiano, chance che il quattro volte campione Gianluca Frezza sta offrendo praticamente a tutti i pugili della categoria, e che prima o poi potrebbe presentarsi proprio al boxeur di Fiano Romana. «Non penso al titolo italiano, la vedo una cosa impossibile per il momento. Fino a due mesi fa avevo difficoltà anche a correre quindi mi accontenterei di tornare sul ring. Sarebbe di per sè una vittoria. C'è l'avversario, c'è il match in programma, e ci sono come sempre i miei sponsor: Cantiani, Marinelli e la Sich immobiliare. Manco solo io, che ovviamente vorrei rispettare la scadenza. Date le circostanze però non dipende solo da me».

Andrea Angelocore è un pugile che combatte, sul ring come nella vita. E’ alle prese con questo disturbo nervoso da un anno e mezzo, ma ha scelto di raccontarsi solo oggi, diventando, in quella sua splendida passione per uno sport complicato -reso ancora più complicato dai suoi attuali problemi di salute-, una speranza che cresce un po’ ogni giorno per tutti quelli che soffrono del suo stesso problema. Questa storia, come quella di tutti gli uomini, vive di piccoli risvolti eroici: in questo caso l’umiltà, il realismo e la tenacia nell’inseguire un sogno che al momento sembra impraticabile, ovvero affermarsi nella disciplina che più ama. «Ora come ora fare il pugilato per me è diventato più difficile, ma non c'è cosa al mondo che mi faccia star bene come salire sul ring, quindi stringo i denti e mi alleno. Sono affetto da una patologia che al momento non ha una cura, e questo mi sconforta, ma è vero anche che dopo due mesi di terapia sto già riscontrando i primi effetti benefici. Non vedo l’ora di tornare sul ring.»

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Arriva anche il "sì" di Bundu: esordirà in Coppa del Mondo a febbraio

    Lo spessore pugilistico di Leonard Bundu troverà una nuova vetrina nel torneo che la World Boxing Council ha recentemente messo in piedi: la Coppa del Mondo WBC. Si tratta di una manifestazione inedita ad eliminazione diretta che permetterà al vincitore di affrontare il detentore del titolo mondiale WBC della propria categoria di peso. E’ l’ultima trovata del presidente Josè Sulaiman. Per Leonard Bundu si profila quindi all’orizzonte la chance di misurarsi con l’immenso Floyd Mayweather, che proprio la scorsa settimana ha inflitto una dura lezione di boxe al 23enne Soul Alvarez. Le riserve circa la partecipazione del pugile toscano a questa competizione sono state definitivamente sciolte dal suo manager Mario Loreni, che proprio ieri ha dichiarato agli organi di stampa che l’esordio di Bundu nella Confederetion WBC è previsto per il 12 febbraio. Entro dicembre dovremmo invece vedere impegnato il fuoriclasse fiorentino nella difesa del titolo europeo contro il romano Gianluca Branco. Alla Coppa del Mondo, come già anticipato nei giorni scorsi, prenderà parte anche l’altro italiano Brunet Zamora, che sostituirà Emiliano Marsili. 

Leonard "Leo" Bundu, campione intercontinentale dei walter
nella versione WBA e detentore della cintura europea EBU

Pacquiao a rischio Parkinson e salta il match con Mayweather


Manny Pacquiao come Muhammed Alì. Secondo quanto affermato dal neurologo Rustico Jimenez in una intervista per la Fox Deportes, il pluricampione del mondo sarebbe affetto del morbo di Parkinson: «I suoi riflessi sono ancora veloci, ma i movimenti delle sue mani fanno chiaramente pensare al Parkinson».


Non è un caso che il fuoriclasse filippino, già campione del mondo in otto diverse categorie di peso, dopo il match infelice contro Marquez, stia osservando un periodo di riposo. Secondo quanto fatto trapelare dal suo enturage, il boxeur di Manila City per tornare sul ring dovrà sottoporsi a visite mediche, e riottenere la licenza a combattere. Per l'eroe nazionale delle Filippine, che nel suo Paese attualmente ricopre anche la carica di parlamentare, salta dunque -almeno nel breve periodo- l'ipotesi di un incontro con "the Money" Floyd Mayweather Junior, il quale, dopo aver demolito Alvarez, aveva pensato proprio al coetano Paquiao per l'incontro evento del 2014. Dovrà invece ripiegare sull'argentino Marcos Rene Maidana o su Carlos Molina, entrambi disposti a sostenere il combattimento col "Pretty Boy".

Manny Pacquiao, campione del mondo in otto diverse categorie di peso

domenica 13 ottobre 2013

Mayweather troppo forte, Alvarez s'inchina. Si pensa già ad un match con Pacquiao.

Non conosce rivali l'immenso Floyd Mayweather. Anche il ventitrenne Saul "Canelo" Alvarez deve arrendersi al campionissimo americano, che si presenta sul quadrato in una condizione di forma strepitosa che fa sembrare lui il più giovane tra i due pugili. Il combattimento dei record con la borsa più ricca di sempre nella storia del pugilato (Mayweather ha percepito circa 41 milioni di dollari) ed il primato nelle vendite al botteghino (quasi 20 milioni d'incasso), ha seguito il solito copione, con lo statunitense sempre padrone del ring. "The Money" ha dato sfoggio di tutta la propria classe con bellissime combinazioni e serie di colpi. 
L'unica vera sorpresa è arrivata nel finale, quando alla lettura dei cartellini si è scoperto che uno dei tre giudici aveva valutato l'incontro pari, mentre gli altri avevano premiato giustamente "the Money" con un 116 a 112 ed un 117 a 111. La notizia è quindi che per la seconda volta in carriera lo statunitense ha vinto per maggiority decision anzichè con il consueto verdetto unanime. Ma nel concreto è stata la solita "lezione di pugilato" inflitta ad un avversario non ancora pronto, da parte di uno che al momento non sembra avere rivali sulla scena. L'unico avversario di cartello potrebbe essere Manny Pacquiao, e c'è ragione di credere che se i team dei due pugili dovessero raggiungere un accordo entro dicembre, le cifre megagalattiche toccate per il match contro Alvarez potrebbero essere addirittura doppiate in quello che può, a ragione, già ritenersi il match clou del 2014.

Siri Salido stende Cruz e si riprende la cintura WBO

Il messicano Orlando "Siri" Salido si è ripreso con merito la cintura mondiale WBO dei pesi piuma, imponendosi di prepotenza contro un Orlando Cruz molto mobile sulle gambe ma inconsistente nella fase difensiva. Delusione intorno all'equilibrio di un match le cui attenzioni dei giorni scorsi si erano concentrate più sui gusti sessuali dei due contendenti, che sulle reali qualità pugilistiche dei due cosfidanti al titolo vacante.

In ogni caso, sul ring di Las Vegas, il portoricano aveva cominciato bene, confermando le aspettative della vigilia che lo vedevano leggermente favorito, Nelle prime quattro riprese infatti Cruz gestisce il match evitando gli scambi a viso aperto, ma nella quinta e nella sesta ripresa accusa l'iniziativa di Salido, la cui irruenza esplode all'inizio della settima ripresa, quando il messicano 
 stringe alle corde il rivale, investendolo con una rafficadi colpi al corpo e al viso,  che mandano definitivamente al tappeto Cruz.

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