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venerdì 19 settembre 2014

QUELLI DI... SERIE A 2014/2015 | Caricati sul gruppo i moduli di iscrizione: il 25 ottobre i calendari





In vista del prossimo campionato "QUELLI DI... SERIE A 2014/2015" sul gruppo facebook della Pescarella è partita ufficialmente la campagna iscrizioni. Un mese di tempo per allestire le squadre: iscrizioni aperte a partire da sabato 20 settembre fino a venerdì 24 ottobre, giorno in cui si chiuderanno ufficialmente le adesioni. Sabato 25 sarà invece reso noto il calendario.


Il campionato vero e proprio inizierà dopo le festività di novembre. Da quest'anno ci sarà anche un sito sul quale verranno aggiornate tutte le statistiche di ogni partita, che varrà reso noto a breve, mentre sul gruppo facebook saranno pubblicati come al solito gli "omissis" del torneo. 



I moduli di iscrizione (vedi foto in basso), scaricabili alla voce "file" nel gruppo, sono anche disponibili gratuitamente presso l'agenzia Tua Immobiliare di Domenico Bianco. Chi volesse può ritirarli li.






Per il momento ai nastri di partenza sembrano confermate il Genoa di Giancarlo Rizzi (in attesa di indicazione dei capitani ogni riferimento è da ritenersi ad minchiam), il Napoli di Giuseppe Santantonio (fascia da capitano al braccio, speciale trattamento per il nuovo acquisto dei partenopei), il Sassuolo di Michele Posa, la Roma di Maurizio Bianco, l'Hellas Verona di Luca Ricciardi e l'Empoli di Pierino D'Angelo. Probabile la partecipazione della Sampdoria di Michele Cristella. Rispetto allo scorso anno non è ancora noto come si stanno muovendo, e se parteciperanno, la Fiorentina di Vincenzo Duca e il Chievo Verona di Federico Luisi. Dovrebbe unirsi al gruppo anche la squadra di Giuseppe Castellano. 



Aabituati ai forfait dell'ultim'ora, è un problema che al momento non si pone, però, casomai dovesse porsi, a 10 squadre si stoppa. Troppe squadre diventa difficile da gestire. Buona iscrizione a tutti.

giovedì 11 settembre 2014

QUELLI DI SERIE A 2014/2015 | Aperte le iscrizioni della nuova stagione: a novembre il via alla seconda edizione

E'ufficiale. Lo rifacciamo. Se volete, potete cominciare a fare il passaparola tra amici, conoscenti, scapoli, ammogliati, fuoriclasse dimenticati, calciatori della terza età (e di ogni età), ma anche tra coloro che il pallone non sanno neppure che forma abbia. Come l'anno scorso sarà un torneo aperto sia a quelli che nella vita hanno preso a calci al massimo un superSantos, sia a quelli del «Guarda, per me giocare a calcio è come fare l'amore!», che tradotto suona una cosa tipo «Mi piacerebbe tanto giocare a calcio, visto che di fare l'amore non se ne parla». Insomma, aperto a tutti.

La prima novità del 2014/2015 è la generosa proposta del gestore degli impianti sign.Pierino D'Angelo, che applicherà uno sconto eccezionale sulla quota campo, e che quasi certamente coinvolgerà anche la sua squadra. Per il resto: sempre una partita a settimana, o il Martedì e il Venerdì sera come da tradizione, e gli eventuali recuperi la domenica pomeriggio. La domenica mattina sarà impossibile giocare perché quest'anno torna sul sintetico una bella realtà del calcetto ginosino ovvero il Champion's week Ginosa (un campionato locale di livello più alto, sicuramente più competitivo, agonistico, con sponsor, organizzazione, arbitri uisp e federali, tesseramenti, assicurazioni..). Il "QUELLI DI..." resterà invece un torneo all'amicizia, gratuito(!), fatto affinchè i partecipanti si divertano giocando, e facciamo una partita "fissa" a settimana. Chi parteciperà non dovrà mai perdere di vista questa cosa.
I promotori del torneo contanao sulla partecipazione di tutti, vecchi e nuovi amici del gruppo. Se tutto va bene a fine ottobre si inizia.

mercoledì 2 aprile 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | Il Genoa batte il Napoli nella finalissima e si aggiudica la prima edizione del "Quelli di..."

Grande spettacolo nella finalissima del campionato “QUELLI DI… SERIE A 2013/2014” svoltasi giovedì 13 marzo alla Coop. Tennis. Nel match conclusivo del torneo si sono date battaglia il GENOA (Tua Immobiliare) vincitrice della Regoular Season, ed il NAPOLI (Parafarmacia Pontrelli e Tamborrino) che si è dovuta invece conquistare l’accesso alla finalissima passando per gli spareggi playoff, nei quali ha superato prima l’INTER (Prisma Marina di Ginosa) in semifinale, e poi la FIORENTINA (GrafiCam) in finale.

Un bellissimo clima di amicizia e sportività ha fatto da cornice all’ultimo match di una competizione cominciata a metà Ottobre sul campo in erba del Palazzetto, e conclusasi invece alla Coop.Tennis per via delle verifiche strutturali che dal 3 marzo stanno interessando il Palasport ginosino. Schierate difronte una all’altra la miglior difesa del torneo (il Napoli, 66 gol subiti in 12 partite) ed il miglior attacco del campionato (104 gol dei rossoblù nella fase eliminatoria).

Sono state emozioni fin da subito, ancor prima d’entrare in campo: alla vigilia della partita infatti il capitano dei liguri, Giancarlo Rizzi, ha festeggiato la nascita del suo primogenito Alessandro, così anche Antonio Lomagistro diventato “zio” poche ore prima della partita. Sul terreno di gioco l’incontro si è concluso con la vittoria del Genoa, che si è imposto per 5-4 dopo una gara combattutissima. Il primo tempo si è chiuso sul 2-2: alla doppietta di Claudio Giannini per il Genoa, ha replicato la doppietta di Gianvito Volpe per il Napoli. 

Nella ripresa un altro gol del solito Giannini e una magia di Antonio Lomagistro hanno riportato i rossoblù sul doppio vantaggio. Gli azzurri tuttavia hanno prima accorciato le distanze con Francesco Tarantini e poi trovato il pareggio ancora con Volpe. Batticuore nel finale con diverse occasioni per entrambe le squadre, fino al tocco morbido di Domenico Bianco che ha siglato la rete del 5-4 definitivo.



A fine partita Baldo D’Angelo ed Eduardo Maggiore hanno consegnato i premi, che, per la formula inedita del torneo, sono stati decisi dagli stessi calciatori, i quali hanno avuto modo di imbucare la propria preferenza in un’urna presente nel gabbiotto del Palazzetto per tutta la durata del torneo. Così Vincenzo Duca è stato eletto Miglior Giocatore, superando nelle preferenze Claudio Giannini e Valerio Maddalena. La palma del miglior portiere è andata invece a Cosimo Cantore, parimerito con Rosario Lapiscopia, che però ha giocato 3 partite in meno. Il premio Leader dei capitani è stato vinto da Gianvito Volpe, davanti a Federico Luisi, Domenico Ciriello e Maurizio Bianco, mentre il trofeo di Giocatore Rivelazione è andato al diciassettenne Michele Maggiore del BOLOGNA (Maggiore Corredi), con una sola preferenza in più rispetto a Giuseppe Mazzone, il più giovane di tutti i partecipanti al campionato con i suoi 15 anni non ancora compiuti. La Coppa Disciplina l’ha vinta invece il VERONA (EdilArt). 

Il titolo di Capocannoniere se l’è invece aggiudicato Claudio Giannini che ha messo a segno 44 reti, mentre il portiere meno battuto della manifestazione è stato Francesco Guarino con 66 gol subiti, uno in meno rispetto a Luca Ricciardi e due meno di Gianfranco Bavaro che ne ha invece subiti 68.


L’intero campionato è stato caratterizzato dalla sportività e dalla correttezza, con tutte le squadre che si sono date agonisticamente battaglia, ma sempre nel rispetto reciproco, ponendo sport e educazione al centro di tutto. Un grazie doveroso al maestro Enzino Rosato, all’agente FIFA dott. Rino Mastrodomenico ed al mister Tommaso Contangelo che sono intervenuti alla premiazione, all’arbitro Pierino D’Angelo, ed all’Amministrazione Comunale nella persona del suo delegato allo Sport Piero Lanera che ha fortemente incoraggiato e seguito tutta la manifestazione, mettendo in palio la Coppa del 1° posto.



giovedì 13 marzo 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | A Duca il miglior giocatore, Cantore miglior portiere. Premi anche per Volpe e Maggiore. Al Verona di Luisi la coppa disciplina.

Proprio mentre va in scena la finalissima del torneo tra il Genoa e il Napoli, pubblichiamo in anteprima l'esito delle votazioni con le quali gli stessi atleti stasera incoroneranno i loro avversari. L'unica regola ferrea del voto era infatti proprio l'impossibilità di votare per se stessi e per i propri compagni di squadra, e quindi l'obbligatorietà di imbucare nell'urna il nome di un avversario.


Vincenzo Duca (Fiorentina) premiato dall'agente FIFA
dott. Gennaro Rino Mastrodomenico
Il bomber viola Vincenzo Duca si è aggiudicato la palma di Miglior Giocatore con un punteggio complessivo di 232 schede (172 voti dei suoi colleghi, ai quali si sono andati ad aggiungere i 60 maker di squadra Fiorentina). Secondo classificato, alle sue spalle, il capocannoniere del campionato Claudio Giannini che ha ottenuto 202 punti (152 voti, più i 50 maker della sua squadra, il Genoa). 
Molto staccati tutti gli altri, con terzi a pari merito 114 punti il veronese Valerio Maddalena e il mediano del Bologna Michele Maggiore. Si è fermato a 108 Antonio Lomagistro, a braccetto con il napoletano Giacinto Tarasco, 100 punti per l'interista Giuseppe Santantonio, che stacca di due punti il veronese Tommaso Lapiscopia. 

Michele Maggiore (Bologna) premiato dal maestro Rosato
A 96 punti troviamo Giuseppe Mazzone e Francesco De Iacovo, a 94 Posa, a 92 Vito Minerva, ad 86 Gianvito Volpe, 84 per gli altri due napoletani Francesco Tarantini e Francesco D'angelo, Guarnieri del Bologna ha ottenuto 78 punti, Rucci 76, Nigro 72, Michele Mancini e Marco Ricciardi 68 punti.


Incredibile testa a testa nel titolo di Miglior Portiere che è andato all'interista Cosimo Cantore premiato con 192 voti, stesso punteggio del veronese Rosario Lapiscopia, che però ha giocato una partita in meno.

Cosimo Cantore (Inter) premiato dal giornalista sportivo
dell'emittente tv TBM Baldassarre D'Angelo
Si è classificato terzo con 156 voti, Francesco Guarino, il portierone del Napoli che aveva già portato a casa la statuetta di portiere meno battuto del campionato. Il Premio Leader è stato vinto dal capitano del Napoli Gianvito Volpe che ha ottenuto 272 punti (202 voti di preferenza, e 70 maker di squadra del Napoli), alle sue spalle il veronese Federico Luisi con 224 punti (154 di preferenza e 70 maker della propria squadra), terzo gradino del podio per l'interista Domenico Ciriello con 202 punti (132 preferenze, più i 70 maker neroazzurri), dieci punti in più del bolognese Maurizio Bianco.

Gianvito Volpe (Napoli) premiato dal direttore sportivo
della Asd. Real Ginosa Tommaso Contangelo
Lotta all'ultima scheda nella classifica del miglior giovane: il titolo di Calciatore Rivelazione è stato vinto dal 16enne Michele Maggiore con 214 punti, 8 punti in più del secondo classificato Giuseppe Mazzone. Staccato di 52 punti invece l'interista Giuseppe Santantonio, classificatosi terzo. In questa classifica i maker di squadra sono stati decisivi, e la compattezza del Bologna, unica squadra a votare compatta in tutti i suoi effettivi, ha fatto la differenza: Maggiore infatti ha potuto contare su 80 maker, mentre Mazzone si è dovuto accontentare dei 70 del suo Napoli. 

Plebiscito invece nella scelta della Coppa Disciplina assegnata al Verona con 298 punti. Prima dell'inizio della finalissima, a tutti i capitani presenti è stata consegnata la documentazione con tutte le schede e le preferenze di voto, indicate nel dettaglio. 

lunedì 17 febbraio 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | La situazione dei cambi alla chiusura del mercato.



Il calcio mercato volge al termine e le ultime operazioni si avviano alla conlusione. La regola generale del campionato consentiva uno scambio tra squadre (legge Moretti transfer), relativo a calciatori già iscritti al campionato. La formula non ha avuto il successo sperato dal momento che nessuna compagine ha voluto beneficiarne. L'altra regola base del calcio marcato imponeva un tetto massimo di 2 cambi esterni al torneo entro e non oltre la 10'giornata, al fine di non snaturare il carattere amichevole della manifestazione. Giova ricordare che per regolamento il nuovo acquisto non può esordire nei playoff ma può essere comunque ingaggiato e fare il suo esordio nell'ultima giornata della regolar season. 




Allo stato l'unica squadra a non aver utilizzato alcuna sostituzioni è il Genoa, forte di un primato di classifica mantenuto senza grosse difficoltà dalla quarta giornata in avanti. 

La prima squadra che invece ha fatto ricorso ai cambi è stata il Napoli. La compagine azzurra ha sostituito Piero Bozza e Michele Ignazzi già dopo la seconda giornata, in realtà i nuovi ingaggi Francesco D'Angelo ed Angelo Rucci sono arrivati solo in una fase successiva del campionato, dopo una parentesi di 3 settimane nelle quali i partenopei hanno affrontato il campionato con gli effettivi rimasti in rosa. 

L'altra squadra ad aver esaurito i cambi già nel girone d'andata è stata la Fiorentina che dopo le prime cinque giornate ha sostituito il proprio portiere Tommaso Ludovico con Gianfranco Bavaro, ed ha poi affondato il colpo con l'acquisto di Michele Mancini, che ha preso il posto dell'indisponibile Emanuele Malvani. I due innesti hanno dato nuova verve alla squadra viola che è riuscita nell'impresa di abbandonare l'ultima posizione in classifica ed agganciare il treno playoff, a discapito del Verona condannato alla retrocessione con due giornate d'anticipo. 

Proprio iI Verona ha chiuso il campionato con una sola sostituzione, avvicendando l'infortunato Walter Surdo con Valerio Maddalena dopo la prima sfortunata partita. 

Il Bologna ha invece operato una sola sostituzione alla seconda giornata mettendo in rosa Francesco De Iacovo al posto di Giuseppe Scuro. 

Infine l'Inter, dopo aver sostituito domenica scorsa l'infortunato Marco Ricciardi con Angelo Calabarese II, ha lasciato in infermeria capitan Domenico Ciriello che con ogni probabilità sarà sostituito dall'attaccante Felice Bozza. In realtà bomber Posa preferirebbe che la società acquistasse il suo compare di nozze, ex bandiera del Sassuolo, Angelo Calabrese I, col quale l'entourage neroazzurro aveva già intavolato una trattativa infelice a metà dicembre. Di chiunque si tratti, il nuovo acquisto interista, a meno di clamorose sorprese, dovrebbe esordire già nel recupero della 7' giornata contro il Verona.

Nel prospetto grafico del televideo Rai vengono indicate anche le partite giocate dai calciatori sostituiti per sopire una recente polemica ribattezzata "una sola partita".


giovedì 30 gennaio 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | Il Napoli condanna il Verona alla retrocessione, il Genoa batte il Bologna.

Malgrado Inter e Fiorentina ferme ai box, i due testacoda della giornata hanno fornito il primo verdetto definitivo del campionato: l'esclusione del Verona dalla griglia playoff.

VERONA-NAPOLI: 6-13
Il Napoli condanna il Verona alla retrocessione e continua l’inseguimento alla capolista Genoa. L’esito dell’incontro che vedeva opposte la miglior difesa del campionato al peggiore attacco del torneo non ha riservato sorprese. Strapotere imbarazzante degli azzurri nel primo tempo. Tripletta di Volpe, tripletta di Tarantini e gol di Angelo Rucci. Ma soprattutto tanto gioco. Un antico proverbio africano dice che quando l’africano Gianvito Volpe entra in azione, non importa che tu sia Leone o Gazzella, lui è sempre una Volpe. Perciò quando il capitano del Napoli prende palla a centrocampo, e inventa il gioco, il gioco s’illumina. Il primo tempo finisce 7-0, per altro con l’estremo difensore veronese Rosario Lapiscopia grande protagonista nello sventare almeno altrettante nitide palle gol. A dire il vero il vantaggio con cui si va negli spogliatoi non impressiona i presenti dal momento che a reggere la difesa partenopea c’è un Martino Santoro in gran forma, l’uomo atleticamente più lento del mondo ma con la forma mentis tattica più veloce dei cinque continenti gioca la sua miglior partita da quando è a Napoli. Nella prima frazione di gioco il bassotto della difesa napoletana è sistematicamente in anticipo su Valerio Maddalena, l'attaccante del Verona nella prima mezzora non tocca mai palla, e ad un certo punto dice: "io quasi quasi me ne vado a casa a vedermi il secondo tempo della Lazio in Coppa Italia!".

Insomma, dopo i primi 45' la partita appare già bella che archiviata. Però the show must go on, e solo un grande showman può donare brio ad una storia già chiusa. Ecco quindi che nel Napoli Volpe lascia il campo per far posto a Tarasco, a cui bastano due minuti per provare il proprio talento: perde  palla sulla tre quarti e Giovanni Ribecco prontamente sfrutta il contropiede. Oggettivamente con Tarasco in campo la musica un pò cambia, suona tipo una canzone della Mannoia “è difficile spiegare certe giornate amare, lascia stare”. Quando Tarasco tocca il suo secondo pallone gli astri si allineano e succede una cosa già vista: palla persa a centrocampo, Tommaso Lapiscopia alza il sopracciglio e con un pallonetto corto coglie impreparato Guarino. Sarebbero due gol del Verona, ma sarebbero anche due errori di Tarasco. Lui però fa finta di niente, e da buon professionista lo rifà una terza, una quarta e una quinta volta. In tutti e tre i casi Valerio Maddalena, in contropiede, è bravo nel battere Guarino: 7-5. Nel giro di cinque minuti la partita "chiusa" si è riaperta. Ma se Tarasco l’ha riaperta, Tarasco la richiude, e come Rivera in quel famoso Italia-Germania del 1970, rimedia agli errori con quattro gol meravigliosi frutto di quei corsi seguiti a Coverciano dal titolo “prima di tirare in porta fai sempre 30 finte”.

Il finale di gara è una vetrina per Giuseppe Mazzone, l’ala azzurra è come il miele per le api veronesi, appena tocca palla lo raddoppiano, ed immediatamente i suoi compagni di squadra si smarcano, il problema è che nel suo vocabolario calcistico la parola “passaggio” non è ancora stata inventata e quindi il movimento dei suoi non serve a un cazzo. In ogni caso doppietta e cartellino timbrato anche per lui. Inutile la rete finale del solito Maddalena che incide solo nello score della classifica cannonieri. Finisce con questo 13-6 l’avventura del Verona, matematicamente fuori dalla griglia playoff con una partita di anticipo. Un’avventura comunque dignitosa e mai sopra le righe che molto probabilmente verrà premiata dal voto delle urne.

IL MIGLIORE Rosario Lapiscopia (Verona), voto 8. Per la prima volta nella storia di questa rubrica la palma del migliore in campo va ad un membro della squadra sconfitta. Il portiere dell’Hallas Verona, dopato di carisma e colpi di reni, è così gonfio di personalità che nella sfida contro il Napoli, al suo repertorio di parate di piedi e di mani, aggiunge la parata di testa. Subisce 13 gol ma ne sventa una ventina. Se non ci fosse stato lui il passivo avrebbe potuto assumere proporzioni imbarazzanti. UN PO’ BUFFON/ UN PO’ YURI CHEKI

IL PEGGIORE Giacinto Tarasco (Napoli), voto 3. Insomma, in teoria sarebbe uno dei migliori sul terreno di gioco. Fatta eccezione per qualche leggerezza iniziale stigmatizzata forse in modo eccessivo dai suoi compagni, ha giocato comunque una grande partita. Ha messo a segno quattro gol, ha elargito dribbling e finte per il grande pubblico, ed ha corso (e per correre lui, che generalmente percorre i 100mt nel tempo limite di 18h e 30 minuti, vuol dire che ce n’era davvero di bisogno). Tuttavia è colpevole d’aver fatto montare l’appetito ai suoi compagni di squadra poco prima del match, mostrando indegnamente la foto delle frittelle che sua moglie aveva appena sfornato e postato su facebook . Sovraeccitato all’idea di correre a casa a mangiare, decide di mangiarsi anche qualche gol nel finale di partita. INGORDO.

GENOA-BOLOGNA: 11-6
Il Genoa cucina una nuova vittoria e mantiene il primato. Il menu della domenica prevedeva tortellini alla bolognese. Chef Nigro, nell’inedita veste di allenatore, ha optato inizialmente per una cottura a fuoco lento di passaggi, sponde e manovra avvolgente. Una specie di tiki taka di quelli che divertono il pubblico, che però comunque si rompe le palle dal momento che per un buon quarto d’ora nessuno tira in porta. Dall’altra parte, sponda bolognese, Maurizio Bianco, anche lui nell’inedita versione di allenatore (causa il turno di squalifica da scontare), ha badato essenzialmente a contenere i danni schierando un prudente albero di Natale a forma di “tutti in difesa e lanci lunghi per Fabio Conte”.

Pronti, via e Genoa subito pericoloso. La partita inizia infatti con una clamorosa occasione sprecata da Domenico Bianco che fa drizzare Nigro sulla panchina “Ma che cazzo combini? Nel Frosinone dovevi giocare, addrizzati i piedi, scarparo!”. Dopo il primo quarto d’ora di studio è però proprio capitan Bianco a sbloccare il risultato con uno straordinario tiro al volo da fuori area che fa esultare Nigro: “capitano, io l’ho sempre detto che sei da Pallone d’oro”. E gli insulti precedenti erano solo modi per candidarlo al prestigioso premio. Al 20’ il Genoa raddoppia con Giannini, che su calcio piazzato timbra il 32’ sigillo stagionale col quale raggiunge Colin Powell, Bill Gates, gli U2 e Tomáš Skuhravý  nella speciale classifica di quelli per i quali i genoani metterebbero mani al portafogli. Una fiammata isolata, dal momento che subito dopo Maurizio Bianco gli piazza addosso Ciccio De Iacovo, così il bomber genoano non trova più la porta fino al termine della gara. Il Bologna ingrana la quarta e prima pareggia con una doppietta di Conte, poi passa inaspettatamente in vantaggio con un bel sinistro angolato di Grassi. A quel punto il portiere Fabrizio Giove decide di scuotere i suoi lanciando urla di guerra in stile All Blacks, che in cinque minuti sortiscono gli effetti sperati. Il genoano Antonio Lomagistro, omaggio estremo alla duttilità in mezzo al campo, capisce che per l'amico Giannini non è davvero giornata, e si sposta in attacco: poker in serie. Si va al riposo col Genoa in vantaggio per 6-3.

Nella ripresa una doppietta di Giancarlo Rizzi incrementa il vantaggio del Grifone e la gara appare irrimediabilmente chiusa. Però no. Il Bologna non ci sta. Francesco De Iacovo, l’uomo che prima o dopo costringerà i letterati a trovare un nome alternativo al dare soldi prima del pagamento, perché chiamare “anticipo” la cosa che fa lui è poco rispettoso, decide che fare solo la fase difensiva non serve. E si spinge in attacco. Destro, sinistro, poi di nuovo il destro: 8-6 e partita riaperta. A richiuderla ci pensa una nuova mossa tattica di mister Nigro che fa uscire Lomagistro, problemi con la digestione della cipolla per lui, e manda in campo Giovanni Mancino, verosimilmente per far girare la squadra (quella avversaria). Mancino risponde alla chiamata con una doppietta che chiude gli ultimi spiragli di speranza bolognese.

IL MIGLIORE Giancarlo Rizzi (Genoa), voto 8. Tracce di sangue nel fomento. E’ il leader silenzioso della difesa. Corsa, cuore, interventi efficaci, e tiri -un po’ meno efficaci- dalla distanza, che tuttavia per due volte costringono Luca Ricciardi a fare il raccattapalle nella propria porta. Nella girandola delle sostituzioni “a muzzo” di Mister Nigro è l’unico a non esser mai chiamato in panca. Gioca tutti i novanta minuti ad alto livello e finisce la partita stremato e coi crampi. Se sopravvive dovrebbe esserci anche contro la Fiorentina. HIGHLANDER.

IL PEGGIORE Claudio Giannini (Genoa), voto 5. Il bomber del torneo si inceppa. Aldilà dei gol, il suo contributo in campo è notevole, ed il Genoa senza di lui non sarebbe una squadra. Tuttavia l’avevamo lasciato in aperta polemica con il sistema che gli aveva “cancellato” 3 gol sul tabellino, 2 dei quali magicamente riapparsi qualche giorno dopo.. la sua dichiarazione al veleno era stata: “Ne farò molti altri”. Al ritorno in campo ne fa solo uno. IMPECHEMENT.

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venerdì 24 gennaio 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | Il Verona rompe il digiuno a Firenze, il Napoli doma l'Inter e conquista la matematica dei playoff

Il continuo rinvio delle partite è di per sé già così divertente, che per farsi due risate non servirebbe raccontare le partite. Ma tant’è… quelle che si giocano, conviene comunque raccontarle.

FIORENTINA-VERONA:6-8
Fiorentina non pervenuta nell’anticipo dell’ottava giornata. Allo stadio Artemio Franchi di Firenze (che poi è uguale al Palazzetto di Ginosa), l’Hallas Verona coglie una roboante vittoria contro i viola. Gara combattuta, anche se con poche vere emozioni, con gli ospiti che hanno capitalizzato al massimo le opportunità create. Batosta tremenda per Giannuzzi e compagni, che hanno pagato a caro prezzo le troppe disattenzioni difensive. Sotto di uno dopo pochi secondi per effetto del gol messo a segno da Cosimo Trullo, la squadra viola trova il pari con Vincenzo Duca dopo circa un quarto d’ora. Ma l’equilibrio dura poco: al 20’ sale in cattedra il nuovo acquisto veronese Giuseppe Pirrazzo, che ingaggia una sfida  a distanza con il portiere toscano Gianfranco Bavaro. L’attaccante si mette in bella mostra sfoderando tiri poderosi, e realizza tre gol che portano i veneti sull’1-4. I viola non si abbattono ed attaccano isterici: dopo una lunga serie di batti e ribatti, cross, tiri e rimpalli, la palla, stanca di tanto peregrinare, cerca pace tra i piedi di Mancini, che coglie impreparato l’estremo difensore Rosario Lapiscopia. Per due volte. Si va al riposo sul punteggio di 4-2 per il Verona. Primo tempo con i gialloblu in vantaggio. I tifosi veronesi rotolano sui gradoni per lo stupore, una cosa così proprio non l’avevano mai vista. Gli stessi giocatori in campo si guardano increduli: «E moo??? Cioè, stiamo vincendo contro la Fiorentina, che pare sia una buona squadra, stiamo dominando a Firenze che pure dicono sia un campo ostico. Cioè, mo, noi, che facciamo? Come ci comportiamo? E Antonio Della Porta chi sfotterà a fine partita?». Le domande si rincorrono nell’intervallo. Intanto, sugli spalti, gli immuni al momento favorevole argomentano che «la partita finisce quando l’arbitro fischia» e che una partita cominciata bene non è detto che debba finire bene. Luisi si da un grattatina ai testicoli per scaramanzia. Ma il tempo delle opinioni è breve.

L’avvio di ripresa è di marca viola, nel segno di Michele Mancini. Una mezzala così qui a Firenze non la si vedeva dai tempi del mitico Ciccio Baiano. Fallo di Trullo su Duca, e punizione dal limite. Mancini s’incarica della battuta. Una selva oscura di uomini in barriera chiudono ogni spiraglio, che la dritta via sembra smarrita, ma Mancini non si trova nel mezzo del cammino della sua vita. Si trova a limite dell’area, e da quella distanza non sbaglia. Palla nell’angolino basso: 4-3 e partita riaperta. Ma per poco. Passa un minuto e l’uomo che sussurrava alle donne, l’uomo che non calciava mai di sinistro e quando lo faceva per giustificarsi diceva “vabè, dai, non è vero che sono mancino, sono ambidestro”, ma soprattutto l’uomo che ha creato questo Verona, piazza un sinistro sotto l’incrocio che chiude definitivamente i giochi. Accorcia ancora Mancini, poi la tripletta di Tommaso Lapiscopia per il Verona, ed i gol inutili ai fini del risultato dei fratelli Giannuzzi. L’Hallas s’impone a Firenze per 8-6, e lascia aperte le speranze playoff. Solo due giornate alla fine, ma finché c’è vita c’è speranza. La sensazione diffusa però è che… se Luisi e compagni avessero ingaggiato prima Pirrazzo, di speranza -oggi!- potrebbero coltivarne di più.

IL PEGGIORE Vincenzo Duca (Fiorentina), voto 4. Comincia la gara col chiaro intento di superare Giannini nella speciale classifica cannonieri, e rispetto a questo obbiettivo gli scivola tutto addosso, pure i 16 compagni di squadra liberi in area di rigore che gli chiedono inutilmente il passaggio. Segna il gol dell’1-1 dopo 730 metri di fuga solitaria. Poi muore. Impalpabile nel secondo tempo. Ad un certo punto decide di sacrificarsi in difesa. Sconfortato, lento, macchinoso. L’Ufficio indagini ha aperto un procedimento per verificare se davvero qualcuno gli aveva messo il Valium nella borraccia. SPENTO.

IL MIGLIORE Giuseppe Pirrazzo (Verona), voto 8. Velocità, coordinazione e gol. Quello che mancava a questo Verona. Bagna l’esordio con una tripletta. Segna, e quando non segna ci va vicino, dimostrando ai veronesi, che giocare bene si ok fa fico, ma vincere  ogni tanto è più bello. Da rivedere l’intesa con Maddalena. PODEROSO.

INTER-NAPOLI: 5-8
Partita importante, la cui vittoria vale la matematica dei playoff. Il match comincia, e con lui il Domenico Ciriello show. Il capitano neroazzurro, assente per un'ernia inguinale, è comunque presente a bordo campo, ed è deciso a ritagliarsi anche da li una parte da protagonista in questo match. Così… dopo cinque minuti di gioco snervante comincia a gridare ai suoi «uno che esce!» senza in realtà sapere bene cosa significhi, ma se fai l’allenatore e dalla panchina gridi «uno che esce!» fa molto figo, lui lo sa, e allora ripete: «uno che esceee!». Così dopo dieci minuti di sta roba esce Calabrese pensando che gli stessero chiamando il cambio.



Giacinto Tarasco con i fratelli Alessio e Domenico Ciriello
Il film del primo tempo vede il Napoli superiore sul piano del gioco e molto guardingo in difesa. Volpe l’ha impostata così: se arriva un interista lo fermate. Se non lo fermate lo sbragate. Non passa lo straniero. E in un accrocco di nazionalità a Napoli lo straniero è tecnicamente chiunque. Il problema però non si pone perché l’Inter si barrica in difesa senza attaccare, e nonostante Ciriello continui a gridare «uno che esceee!», in casa neroazzurra non esce nessuno. L’unico che di tanto in tanto prova la discesa è  Giuseppe Santantonio, motorino della squadra di casa, che macina kilometri su kilometri (peccato poi che quando si trovi in fase d’attacco obbedisca anche lui alla 1° regola di chiunque scenda in campo insieme a Michele Posa: anche se hai tre compagni smarcati in area, devi passarla comunque a Posa... che ovviamente spreca!!!). Il match resta inchiodato su un incredibile 0-0 per più di trenta minuti. Solo nel finale di primo tempo un rimpallo fortuito sui piedi di Posa sblocca l’inerzia della gara in favore dell’Inter. La gioia però dura meno di dieci secondi, botta da fuori di Martino Santoro ed equilibrio ristabilito. Si va negli spogliatoi sul punteggio di 1-1 che più calcetto sembra una partita di calcio. 

Nella ripresa il Napoli ha un piglio più incisivo, Volpe arretra a far luce a centrocampo, lo scopo è quello di sprecare il meno possibile. Guarino grida ai suoi «Coraggio!!!», e coraggio fa rima con vantaggio. Pronti, via e  Tarantini impallina Cantore con una sciabolata da centrocampo. Pochi minuti ed anche Giuseppe Mazzone, dopo una serpentina delle sue, centra il bersaglio e fa 3-1 per gli azzurri. A quel punto, mentre Ciriello sbraccia in panchina, si consuma l’ultimo affronto. Volpe azzarda una mossa che è puro bullismo ai danni della psiche avversaria: fuori Mazzone dentro Tarasco. Il messaggio è chiaro: ti posso battere con chiunque. E proprio Tarasco si guadagna il rigore che capitan Volpe mette a segno per il 4-1. Così l’Inter si innervosisce sul serio ed il gioco si fa più duro. E’ sempre Tarasco a pagare dazio: nell’entusiasmo della prima sgroppata si becca  prima una gomitata involontaria e poi un buffetto volontario che gli fa saltare un dente. Senza dente ma con tanta fame. Ciò che basta ad infondergli la cattiveria con la quale fa esplodere il sinistro che trafigge Cantore: 5-1.

Nel finale il Napoli accusa i soliti cali. I neroazzurri ne approfittano e riaprono la partita. Prima un rigore trasformato da Minerva, poi 2 gol in fotocopia di Angelo Calabrese portano al 5-4 che rimette tutto in discussione. Ma se coraggio fa rima con vantaggio, culo fa rima con traversa: al 90’ Calabrese anticipa tutti, incrocia e lascia partire un bolide secco e deciso. E però la vita, alle volte, si sa… anche se anticipi tutti, incroci bene e fai partire un tiro secco e deciso, ti intima di attaccarti al cazzo. È la giostra della fortuna. Traversa. L’ Inter non riesce a trovare il pareggio, ed il recupero è di quelli imbarazzanti che sembrano non finire mai. Tra i partenepoi la paura di subire una rimonta tipo Firenze si fa palpabile, ai giocatori che chiedono «arbitrooo quanto manca alla fine?», l’arbitro risponde «Non ve lo dico, giocate!». Tarantini sottolinea la comicità della cosa, e dice ai suoi: «Non ce lo dice, giochiamo.. la partita può finire oggi e può finire anche domani!!!». Poi però è proprio Tarantini in contropiede ad insaccare la palla del 6-4. Di li in avanti partita in discesa per i partenopei fino al 8-5 finale.

IL PEGGIORE Michele Posa (Inter), voto 4. I suoi compagni di squadra hanno voglia di vincere, fame, lucidità, manovra. Però hanno anche lui in campo, e questo li danneggia. E’ l’unica punta neroazzurra, nel senso che ignora ogni suo possibile partner d’attacco. Nel suo vocabolario calcistico la parola “passaggio” non è contemplata. Prova il tiro da ogni posizione senza particolare fortuna. Contro l’ottima difesa napoletana, che gli riserva puntualmente il raddoppio di marcatura, non c’è storia. ASSENTE.

IL MIGLIORE Giacinto Tarasco (Napoli), voto 8. Caricato a molla dalle provocazioni di Ciriello e Posa, quando entra in campo ricorda a se stesso -ed a tutti!- che un tempo al campetto della frutta lo soprannominavano Savicevic. Strilla, smania, si incazza. Invoca falli, dribbla, parla, non si tiene un cecio in bocca. Siamo passati da un Tarasco spento e distratto, che non si capiva se oltre ad esser sordo fosse pure muto, ad un Tarasco pentola a pressione, che bolle e mette il pepe al culo agli avversari h24. Due gol, un palo, un rigore conquistato e un dente lasciato sul campo. INDOMITO.


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domenica 19 gennaio 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | Allungo del Grifone, i viola agganciano il Bologna.

Il 2014 appena cominciato, per il modo in cui è cominciato, suggerirebbe di non preoccuparsi (che tanto il campionato ha già pronti i suoi verdetti) e ogni tanto di giocare. Invece Inter e Napoli di giocare proprio non ne vogliono sapere. Da essere l'unica partita confermata della settimana, è stata invece l'unica a saltare. Della serie "sproniamo gli altri a scendere in campo e noi ce ne restiamo a casa".

VERONA-GENOA: 4-8
Il Genoa riprende la corsa alla finalissima ed infila 8 gol (o forse 12.. l’istruttoria è in corso) ad uno svogliato Verona, consolidando il primato in classifica che ora la veda staccata di sei punti rispetto alle inseguitrici. Di fronte il Verona di Federico Luisi, l’unica squadra fino ad ora capace di battere i rossoblù (ironia della sorte, sono stati gli unici tre punti conquistati dall’Halles in tutto il campionato). Se la compagine di Luisi dopo 3 minuti ha già esaurito il bonus dei falli, segno evidente che il Verona è stato plasmato a sua immagine e somiglianza, il nuovo Genoa targato Lomagistro -col suo approccio vincente alle partite!!!- impone alla squadra di pensar different. E la squadra ligure pensa different. Dopo cinque minuti è però il Verona a passare in vantaggio con Maddalena. No panic, due giri di lancette e il Grifone pareggia con un bel diagonale di Giancarlo Rizzi, e nei successivi dieci minuti archivia in fretta e furia la pratica: tripletta di Lomagistro e doppietta di Giannini. Inutile la rete di Trullo nel finale di primo tempo. Si va al riposo sul punteggio di 6-2. 

La ripresa è un susseguirsi di gol senza senso, rispetto ai quali l’arbitro perde il conto consegnando al tabellino un poco credibile 8-4 per il Genoa, che i giocatori in campo affermano essere su per giù un 12-8 per i rossoblù. I secondi tempi senza senso sono però tali finchè qualcuno non decide di darglielo un senso. L’uomo chiamato a dare un senso a questa partita è Francesco Moretti, uno che ogni volta che scende in campo si domanda se non fosse meglio una mangiata in macelleria, quello che tra il primo e il secondo tempo si domanda se è ancora un difensore coi piedi buoni o non già piuttosto un allenatore caporale: Moretti questa settimana ha chiesto al campo di dirgli se è un bruco o una farfalla, ed il campo gli ha risposto che è ancora una farfalla. Spiovente in area dalla destra di Giovanni Mancino, Moretti si coordina per battere al volo col sinistro, la gravità concede il lasciapassare al mezzo quintale della sua gamba sinistra che esplode un fendente sotto l’angolino... e prima ancora che la palla s'insacchi nel sette, Moretti è già membro onorario (insieme a Di Natale e a Van Nilstelrooy), dell’esclusivo club di quelli che fanno il gol giusto con il piede sbagliato.

IL MIGLIORE Fabrizio Giove (Genoa), voto 7. Essere l’estremo difensore di una squadra che si lascia bucare come fosse una groviera non dev’essere facile. Lui assolve l’ingrato compito portando a casa quella che ad oggi è la partita del Genoa con meno gol subiti, complice Pierino, che verosimilmente segna una mezza dozzina di gol in meno sul suo taqquino. Per il resto c’è davvero poco da dire: forte in avvio di primo tempo, elegante in alcuni interventi nella ripresa e sempre ben piazzato, in tutti i sensi. Grandissima prestazione la sua, meno quella del suo barbiere. RASATO.

IL PEGGIORE Pierino (arbitro della sezione di Bongallina), voto 4. Segna i gol con la precisione di un ragioniere bocciato in primo superiore ed a fine partita consegna alle statistiche un improbabile 8-4. Amante della musica classica all’undicesima rete del Genoa dice:  “E’ la settima… sinfonia Beethoven!”. CONTABILE.

BOLOGNA-FIORENTINA: 3-6
La coppia viola Mancini-Duca stende il Bologna e favorisce l'aggancio dei toscani al secondo posto della classifica. I padroni di casa restano attaccati al match fino all’espulsione di capitan Bianco che, anche nella serata più soft del campionato, dimostra d’avere il fallo facile nel proprio dna, e con due inutili spallate a Piero Giannuzzi si fa cacciare dal campo sul finire del primo tempo. E’ lo stesso Bianco che dalla panchina cerca di ricucire le fila dell’intesa bolognese recise dallo sposalizio calcistico ormai consolidato tra De Iacovo e il centroavanti Fabio Conte. 


L’attaccante bolognese può anche decidere di uscire dal campo, farsi via Matteotti a piedi e andare a fare footing sulle Cesine: De Iacovo gli passerà sempre e comunque la palla, per inerzia, per pigrizia e per affinità generazionale. Facile quindi per Domenico Ranaldo giocare puntualmente d’anticipo. La prima frazione di gioco si chiude così sul parziale di 3-2, alla tripletta di Michele Mancini, risponde Michele Maggiore con due cannonate da fuori area. 

In apertura di ripresa Duca spiana la strada ai suoi con una deviazione fortuita (ma quando succede a lui non è mai culo!) che gli vale il gol numero millesseicentottantasette di questo campionato. Maggiore accorcia nuovamente le distanze quando però la partita appare ormai segnata. La Fiorentina suda, sbuffa, ed inanella il terzo risultato utile consecutivo, lanciando nella classifica cannonieri anche il suo capitano Piero Giannuzzi che nel finale mette a segno il gol del definitivo 3-6, nonché il suo primo centro stagionale.

IL MIGLIORE Vincenzo Duca (Fiorentina), voto 6. Non è il prototipo del giocatore da oratorio, è piuttosto una branda semovente che sradica e scardina, divelle e diverte, imposta e intimorisce, e come suggerisce l’enigmatico cognome, accetta sempre i falli con la signorilità d’un nobile. Senza mai imprecare (immagina:puoi!). Poco adatto a giocare nei pressi delle chiese e dei circoli religiosi per via del fatto che anche solo per respirare lui bestemmia. Fa piangere lacrime di sangue al pubblico di suoi amici che tutto sommato hanno avuto il coraggio di andarsi a vedere l’impietoso spettacolo. Riesce ad impallinare due volte Ricciardi e resta agganciato al treno della classifica cannonieri. Per gli amici “Levandosky”, per i compagni di squadra “Levatedalcazzo”. TURPILOQUIO.

IL PEGGIORE Sempre Pierino (arbitro della sezione Bongallina), voto 3. Sebbene non in giornata, arbitra egregiamente la prima parte di gara e tiene in pugno una partita non facile. Alla mezzora decide di sventolare il secondo giallo sulla faccia di un Maurizio Bianco mediamente falloso, mediamente nervoso, e mediamente in grado di fare due falli cattivi nel giro di cinque minuti sullo stesso avversario. Il rosso è d’obbligo, ma al capitano del Bologna che gli domanda se l’espulsione gli varrà la squalifica, lui risponde “No, per me tu puoi tranquillamente giocare la prossima!”. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla discrezionalità del regolamento……. è pregato di tramutarli in certezze. IRREGOLARE.

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sabato 11 gennaio 2014

QUELLI DI… SERIE A 2013/2014 | Il Genoa asfalta l’Inter ed ipoteca la finale, il Bologna s’impone a Verona.

La sfida tra Verona e Bologna e lo scontro al vertice tra Inter e Genoa hanno chiuso col botto la sesta giornata del campionato. Due partite ricche di gol. Nella prima non c’è stata storia: al Verona non è bastato lo straordinario Rosario Lapiscopia per evitare un passivo da far rabbrividire. Nel big match invece il Genoa ha asfaltato l’Inter ed ha ipotecato la finalissima. Frustranti le immediate reazioni dei neroazzorri con il portiere Cosimo Cantore che nel post partita ha dichiarato «Vaffangul', cè partit de merd’!». 

VERONA-BOLOGNA: 4-13
Da un lato la miglior difesa del campionato, quella veneta, con un Rosario Lapiscopia ancora in corsa per il titolo di portiere meno battuto. Dall’altro un Bologna in netta ripresa che nelle ultime due giornate ha stravolto la propria classifica. Tuttavia, malgrado gli ottimi presupposti è stata invece una partita senza via d’uscita per il Verona. Il Bologna ha dominato letteralmente gli scaligeri al punto che i tifosi della squadra di casa hanno abbandonato le tribune dopo nemmeno mezzora. Dieci goal subiti nell’arco del solo primo tempo. Il poker netto servito da Fabio Conte, e le triplette di De Iacovo e Maggiore, alle quali si è opposto solo un calcio di punizione trasformato da Trullo, hanno mandato le squadre negli spogliatoi sul parziale di 10-1.

A quel punto i tifosi del Verona, squadra che nonostante la posizione in classifica vanta un incredibile seguito di fans ed affezionati, pare si siano recati all'anagrafe di Ginosa a chiedere i nomi dei più remoti antenati di tutti i componenti della squadra veronese per essere il più precisi possibili nelle offese.
E’ valso a poco, dal momento che nella ripresa il copione è stato pressapoco lo stesso, col Bologna che ha allungato il vantaggio grazie ad Acclavio e Bianco, salvo poi subire la reazione tardiva dei veronesi che sono andati a segno prima con Lapiscopia, poi con Maddalena ed infine con Ribecco quando ormai la partita era irrimediabilmente compromessa. 

L’armonia di squadra tra i veneti è saltata definitivamente quando Trullo ha abbandonato il campo in aperta polemica col suo capitano Luisi. L’intero Verona è apparso decisamente troppo a trazione anteriore. Così, ogni volta che Rosario Lapiscopia si è sgolato a gridare "tornateeee" nessuno l'ha sentito, malgrado la vocina non proprio leggera dell’estremo difensore gialloblu. Sul 13º gol del Bologna i veneti si sono guardati in faccia e sono scoppiati a ridere pensando già alle pagelle. Vale a poco l’attenuante della sfortuna per la mezza dozzina di pali e traverse colpiti. Aldilà dei contenuti tecnico tattici, aldilà del risultato, e aldilà degli interpreti… il Verona visto ieri è una squadra da Lega Pro. Altro che “Quelli di.. Serie A”. Tutt’altro clima invece in casa rossoblù con Maurizio Bianco che a fine gara ha dichiarato: «Sono davvero felice. Questa è stata  la nostra miglior partita. Ci fa salire in classifica e ci permette di tornare a pensare in grande, visto che  il nostro obbiettivo è sempre stato  quello di accedere direttamente alla finalissima senza passare attraverso i playoff. E se le vinciamo tutte è ancora un obbiettivo possibile».

IL MIGLIORE Luca Ricciardi (Bologna), voto 7. Va detto che la sua faccia pulita e quell’aspetto rassicurante da rappresentante di spillatrici d’ufficio, stonano un po’ nel contesto di una squadra di “esagitati” che se domenica prossima sgozzassero un capretto e ne bevessero il sangue per esultare dopo un gol nessuno -onestamente(!)- si meraviglierebbe. Eppure, è proprio quell’aria rassicurante che piace ai suoi compagni. La sua capacità di fare le cose difficili facendole sembrare facili, dando fiducia all’intero reparto difensivo. Nel primo tempo para l’imparabile e si oppone con ogni parte del corpo (gioielli compresi!) alle cannonate di Luisi. THE WALL. 

IL PEGGIORE Cosimo Trullo (Verona), voto 4. Prova opaca per il difensore scaligero, che si intestardisce a voler fare il tiki taka.. ma i compagni di squadra non gli passano la palla e le sue giocate si rivelano ben presto un ki ti caca. Nella ripresa ingaggia una bella gara di velocità con De Iacovo, che riesce ogni volta a recuperare, salvo poi spazzare la palla sui piedi degli avversari. Abbandona il campo a dieci minuti dalla fine lasciando la squadra senza sostituzioni. CONFUSO.

INTER-GENOA: 9-12
Svanisce senza scuse il sogno dell’Inter. I neroazzurri cedono il passo e la testa della classifica ad un roccioso Genoa. Il verdetto del campo sorride ai liguri che si aggiudicano un big match ricchissimo di gol, e condito dalle preziose giocate del duo Lomagistro-Giannini. A dispetto delle pance orgogliosamente esibite (a metà tra un Bud Spancer e una gravidanza al settimo mese), il Genoa delle “buone forchette” è l’unica squadra a non accusare cali di rendimento dopo le abbuffate natalizie. I rossoblù giocano infatti un buon calcio, e lo fanno con una certa cognizione di causa. Giovandosi del Grande Mistero Glorioso del Calciomercato 2013, ovvero l’ingaggio di Antonio Lomagistro a parametro zero, sembrano aver trovato quello che gli mancava, ovvero: una persona che sa giocare a pallone. 

Il primo tempo si chiude sul punteggio di 4-3 per i rossoblù, poker del solito Giannini che fa il buono e il cattivo tempo contro una Inter svogliata. I padroni di casa restano però in partita grazie ad una incredibile tripletta di Domenico Ciriello. Ad inizio ripresa il capitano neroazzurro s’incarica anche di battere un calcio di rigore che grida vendetta, meraviglia e bestemmie, dal momento che Giove gli oppone una straordinaria parata. Ciriello aveva già messo il mysky a registrare, convinto che un poker (per una volta di gol e non di assi!) gli sarebbe valso un’intervista di Caressa. Per altro, si è trattato del primo rigore concesso all’Inter in questa stagione, ci voleva l'arbitro Pierino D’Angelo della sessione di Bongallina per sfatare questo tabù. Il resto della partita è tutto di marca genoana, l’equipe di Bianco ingrana la quarta, grazie anche agli spunti personali di Giannini che, tanto per citare Vasco, lascia tutti “Senza Parole” e si riporta in testa alla classifica cannonieri. Ma soprattutto grazie alle invenzioni di Lomagistro, il nuovo acquisto del Grifone riscuote gli applausi dell’esigente panchina rossoblù, meritandoli con giocate superbe e allo stesso tempo efficaci. L’Inter reagisce come può affidandosi alle sgroppate “Made in Posa”, ma è sempre il Genoa a mantenere il pallino del gioco, solo che Bianco e Mancino (giornata no per entrambi!) non sono l’emblema del cinismo e le innumerevoli occasioni create risultano vane. Francesco Moretti dalla panchina invoca "Colombe!!!" ed un sinistro di Mancino ne colpisce una in transito sul cielo del Palazzetto.

Nel post partita si apre una diatriba relativa agli autogol ed il Presidente Bianco dichiara: «Spiace che qualcuno ci voglia privare di due gol realizzati sul campo». Quando Ciriello gli fa notare che gli autogol sono tre, lui rettifica dicendo: «Inter merda. Gne gne». Anche Nigro, assente per compleanno, si scaglia contro il sistema: «Il Presidente aveva detto gne gne gne gne, spiace che qualcuno ci voglia privare di due gne...».

IL MIGLIORE Antonio Lomagistro (Genoa), voto 8. Partita di spessore. L’impresa sorride alla sostanza, al basso profilo e alla fantasia. In mezzo al campo è lui a fare la differenza, anche quando eccede nel fair-play (dopo essersi bevuto in dribbling mezza Inter!), rinunciando a metterla dentro solo perché Cantore e Mancuso si erano accidentalmente scontrati tra loro. Serve palloni con precisione chirurgica, alcuni di questi sembrano animarsi e dire «E dddddaaaiii suuu ma che ce vo’, se c’avevo una zampa me la davo da sola una bottarella, dai». Ma niente. Bianco e Mancino hanno lasciato il vocabolario Italo-Pallonese a Palagianello. Troppo anche per Lui. STRARIPANTE.

IL PEGGIORE Bianco/Mancino (Genoa), voto 4. Sono una bella coppia di attaccanti, ed hanno una certa intesa. Segnano zero gol in due, sfruttando al meglio i 148mila assist di Lomagistro. Urge fargli conoscere un fabbro di quelli bravi, semprechè non abbiano cominciato il girone di ritorno col chiaro obbiettivo di demolire la rete di protezione del Palazzetto. Le loro cannonate oltre la meta hanno ricordato ai presenti l’esistenza di un antico gioco ginosino noto a tutti come “Stamb e cozz”. SBANDATI.

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giovedì 9 gennaio 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | La Fiorentina vince in zona cesarini, fatali per il Napoli i minuti di recupero.

Si torna in campo dopo le festività natalizie. La Fiorentina è obbligata a vincere per ridare vigore alla propria classifica dopo le onerose operazioni di mercato. Il Napoli invece deve far suoi i 3 punti per restare tra le big del torneo. Tra i padroni di casa e gli azzurri si contano in totale circa trentacinque tonnellate di cibo complessivamente divorate, esclusi panettoni e cartellate. La dieta da queste parti non esiste. Come logica conseguenza si rumina calcio brutto e si ciancicano azioni. 

FIORENTINA-NAPOLI: 6-4
«L’ultima volta che sono venuto al campo così scarico erano i giochi della gioventù ed avevo 12 anni», le dichiarazioni pre-partita di Tarasco sintetizzano con spietata efficacia il mortale tasso de scoglionamento col quale i calciatori partenopei raggiungono il Palazzetto. I viola dal canto loro sembrano condividere il retro pensiero partenopeo ed al fischio d’inizio Gianfranco Cardinale sprona i suoi con un emblematico: «Non correte troppo, non allungate, non sudate, non prendete colpi d’aria e non vi fate male». Comincia così una partita straniante.

In assenza di D’Angelo e Rucci, il Napoli si schiera con Tarantini e Santoro in difesa. I viola rispondono con Giannuzzi e Cardinale, ovvero “operazione Piedi Buoni”. I primi 15 minuti passano senza che accada nulla. La posta in gioco è alta, e nessuno vuole alzare il ritmo. Al 20’ il match rischia di perdere un possibile protagonista: Duca accusa un risentimento al flessore dell’attaccatura dei capelli, e per la prima volta nella sua vita colpisce una palla di testa, spettinandosi. Dopo la prima mezzora, l’uomo più pericoloso del match è il napoletano Tarasco, il che vuol dire… buste ai portieri. La partita si sblocca solo sul finire del primo tempo: Volpe si apre a mo’ di compasso per superare in dribbling Francesco Giannuzzi, e frana a terra toccandosi la coscia destra. I suoi compagni di squadra pensano: «Cazzo, no!!! Abbiamo la partita contro il Genoa!». Poi Volpe si rialza e sta bene, ed i suoi compagni di squadra pensano: «Cazzo, no!!! Abbiamo la partita col Genoa!». Sul conseguente calcio di punizione Francesco Tarantini serve Mazzone, che di sinistro batte Bavaro. Il Napoli chiude la prima frazione di gioco in vantaggio.

Nella ripresa i toscani provano a riequilibrare le sorti del match con una conclusione da fuori del nuovo acquisto Mancini, che a dispetto del suo cognome ogni volta che mette il sinistro manda la palla dalle parti del 118.  Sul capovolgimento di fronte, il Napoli raddoppia: traversone in area, mucchio selvaggio, Santoro si avventa sulla palla e batte Gianfranco Bavaro per il 2-0. La partita scorre via senza troppi problemi, i campani addormentano il gioco cercando di correre meno rischi possibili e partono di rimessa. Al 50° sale in cattedra Tarantini che prima piazza un fendente sotto l’incrocio per il 3-0, poi serve Tarasco, che con uno splendido colpo di pancia(!), firma il 4-0. La partita non sembra avere più molto da dire. Così i minuti passano, inutili e senza senso. Come i dribbling di Mazzone all’interno della propria area di rigore. 

A cinque minuti dalla fine però arriva l'episodio che cambia la storia della partita. Vincenzo Duca accusa una crisi di identità: l’arbitro gli nega un improbabile calcio d’angolo, e l’attaccante viola si trasforma in Aldo del cast di Aldo Giovanni e Giacomo,  e grida: “miiiinchianoncipossocredereeee”. Tarasco, che ancora non ha mandato giù l’affronto della prima giornata, gli sfila il pallone dalle mani, si prende la rimessa laterale e gli fa “Sii buono, sei superato, dopo anni di pubblicità imbarazzanti per la Wind non fai più ridere… è nostra!! Arbitro distanzaaa”. E’ l’episodio che suona la carica viola. Il capocannoniere del campionato si sveglia dal letargo per trasformarsi nell’eroe di giornata, e piazza in serie quattro gol in cinque minuti. Siamo sul 4-4 quando sul cronometro scocca il novantesimo. La panchina del Napoli, che fino a cinque minuti prima festeggiava i tre punti, comincia allora a fare i conti circa l’utilità di un’eventuale pareggio. Così Volpe chiede all’arbitro l’entità del recupero, e l’arbitro risponde: « Ancora due minuti». Nella mezzora successiva tutti i calciatori in campo realizzano che la relatività non è stata una scoperta di Einstain, ma è un’idea di Piero D’Angelo. Insomma, il recupero concesso dall’arbitro vale bene un tempo supplementare. 

E così, da una partita che sembrava ormai vinta agli azzurri tocca stringere i denti per difendere il pareggio. Ma i due colpi di mercato viola, rovinano ai campani anche questo sogno ridimensionato in corsa e ribaltano la partita. Mancini lancia in contropiede Ranaldo, che supera Francesco Guarino con un pallonetto e fa il 5-4. Neppure il tempo di centrare il pallone che i due si scambiano la cortesia, Ranaldo scodella in area, e Mancini raccoglie al volo la palla del rocambolesco e definitivo 6-4.

Ora, al Napoli di quest'anno tutto gli si può dire (compresa quella vasta gamma di espressioni valevoli querela o inimicizia delle più svariate confessioni religiose), ma non che non sia una squadra coerente. La costante di tutte le partite fino ad oggi giocate dai campani, anche quando il risultato l'ha smentita, è sempre stata la certezza granitica che nessun vantaggio al mondo potrà mettere al sicuro la squadra da una incredibile beffa finale. 

IL MIGLIORE Michele Mancini (Fiorentina), voto 7. Prende per mano la sua nuova squadra. Si erge a rappresentante di quella stirpe di difensori vecchio stampo nati per educare gli attaccanti ben pettinati e con la lamentela facile. Il trattamento Mancini rende uomini in soli 90 minuti. Tarasco, per dire, è invecchiato di dieci anni. Nel finale timbra il cartellino, mettendo il sigillo definitivo alla rimonta. Pregevole la fattura del gol: raccoglie un cross senza pretese di Ranaldo, chiamando a sé tutti i fotografi di Taranto e provincia.. per immortalare il destro che lui, mancino di nome ma non di fatto, scaraventa sotto l’incrocio. ANDREA TAROZZI.
IL PEGGIORE Gianvito Volpe (Napoli), voto 4. Il capitano del Napoli gioca la sua peggior partita da quando è nato. Per calmare i sintomi influenzali mette nella borraccia una tisana calda, base camomilla, e così il primo tempo se lo fa in un parziale stato di dormiveglia. Prova a riscattarsi nella ripresa: corre, sgomita, sportella, sgrugna, crea spazi e fa movimento. Cose belle, prerogative da attaccante moderno. Però ogni tanto ai nostalgici del calcio vero piacerebbe vedere il repertorio dell’attaccante antico: il tiro in porta, per esempio, e magari un gol. Ma lui niente, novanta minuti così. IMPALPABILE.

mercoledì 18 dicembre 2013

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | Il Bologna rovina la festa al Napoli: niente sorpasso azzurro, per i rossoblù tre punti preziosi.

Lunedì 16 dicembre. Per il recupero della quarta giornata, sono scese in campo Bologna e Napoli. La mancata rivalità tra territori lontani, questo match scarico da secoli di storia, questo poco sentito derby gastronomico di pizza margherita e babbà contro tortellini e quell’altra specialità bolognese che finisce in “ini” … hanno finito con l’incidere su una partita agonisticamente accesa ma tecnicamente opaca. E pensare che per i partenopei la gara si presentava con auspici che definire buoni è dir poco. Ai campani bastava infatti una vittoria sculata fori casa, o anche solo un pareggio, per chiudere il girone d’andata davanti a tutti. Però, si sa, il calcio è una giostra, i calcinculo sono una lotteria e i “tirapiedi” sono ovunque. Sugli spalti, ad esempio, almeno una trentina di matrice interista e filo-genoana. 

BOLOGNA-NAPOLI: 7-6
Successo importante per il Bologna, che ritrova una vittoria che mancava dalla prima giornata. Decisiva la zampata di testa di Ciccio De Iacovo nel finale. Prestazione opaca invece per il Napoli che perde malamente l’occasione di laurearsi campione d’inverno. 
I partenopei si presentano sul terreno di gioco con una buona mezzora di ritardo. L’arbitro -la cui voglia di arbitrare non è tra le migliori ogni volta che c’è da dirigere il Bologna- rigira alla squadra emiliana la scelta sulla eventuale vittoria a tavolino, a sorpresa però i rossoblù chiedono di giocare… così Martino Santoro e Francesco Tarantini si cambiano, passano altre tre ore, e poi finalmente si comincia. Si capisce sin dalle prime battute che la voglia di correre tra i napoletani è scarsuccia, se possibile inferiore anche a quella dell’arbitro di arbitrare.

I Bolognesi scendono in campo con lo spirito di chi deve acchiappare l’ultimo pullman della Sita e avendolo perso alla Madonnina si piazza all’angolo di via Roma. Ultima chance per gli emiliani di attaccarsi al gruppone di testa della classifica. Roba che sulla carta avrebbero potuto accontentarsi del pari. La vittoria è grasso che cola. Nelle fila azzurre sono assenti Giuseppe Mazzone per “vuasciazza” , e Francesco D’Angelo perché pensava che il lunedì fosse ancora domenica per via del fatto che alla Tv davano Roma-Milan. Il Napoli insomma è al minimo dei suoi effettivi, e quelli presenti sono con la testa altrove. Volpe appare senza smalto, per un brasiliano abituato alle temperature calde, misurarsi con i 5° gradi centigradi è sempre complicato. Tarasco sembra un po’ giù di morale perché non è riuscito a spendersi i soldi del Verona che aveva preso in consegna.  Tarantini s’è dimenticato di mettersi la canotta “sono figo e somiglio a Nek” e si pone il problema di come esultare in caso di gol.

Nei primi dieci minuti sembra una partita normale, aperta, equilibrata. Il Bologna fa qualcosa in più del Napoli, anche perché fare qualcosa di meno significherebbe avere due squadre barricate davanti alla porta e 50 metri di vuoto in mezzo al campo. La compagine di Maurizio Bianco parte con il piglio giusto: al 5′ segna De Iacovo, un minuto più tardi raddoppia Conte che fa l’eurogol, indovinando il tiro al volo e superando con una gran giocata il portiere azzurro Guarino. Nel corso del match riproverà altre 16 volte l’acrobazia lisciando puntualmente la fortuna. Passano pochi secondi e il Napoli prima accorcia le distanze e poi trova il pareggio con Tarantini, che si fa largo con una bella azione personale. Reagiscono i rossoblù: Guarino anticipa con i pugni De Iacovo, sulla ribattuta Bianco la mette sotto il sette. Pareggia nuovamente il Napoli con una bella azione personale di Volpe, che salta Maggiore, entra in area e con un tocco sotto sorprende Luca Ricciardi sul proprio palo. Sul finire del primo tempo è nuovamente Conte a riportare in vantaggio il Bologna con un gol di rapina sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Si va al riposo sul punteggio di 4-3 per i padroni di casa, e con entrambe le squadre perse in quel limbo dove un tempo è appena finito e un altro tempo deve ancora cominciare: un tempo in più per amare, per sognare, per vincere. Un tempo nel quale farsi una domanda e possibilmente darsi una risposta. L’intervallo in sostanza ha la faccia di Marzullo. E un po’ anche quella di Pierino, che neppure stavolta si toglie la soddisfazione di fischiare un tiro libero contro il Napoli, in tutto il girone d’andata mai cinque falli per i ragazzi di Volpe. Una partita che insomma ha diverse facce, tranne quella di Fabio Conte che rientra in campo con il volto coperto da uno scalda-collo indossato a mò di passamontagna. E’ il primo Black Block al palazzetto, ed infatti gli animi si riscaldano. La ripresa si apre con il Napoli che trova subito il pareggio con un colpo di testa di Tarantini, ed il Bologna che prontamente risponde con una conclusione a botta sicura di Maurizio Bianco dopo un errore di Santoro, unico di una partita maiuscola per il libero napoletano. Si va avanti così fino al 6-6, con cinque minuti ancora sul cronometro. Gli ospiti si rilassano ed Acclavio scodella in area un pallone sul quale saltano in quattro, solo uno però con i tempi giusti. De Iacovo in elevazione ha la meglio su tre avversari, e di testa la mette all’incrocio dei pali. E’ il gol del 7-6 che può valere i tre punti. 

C’è ancora il recupero però, e nel recupero talvolta ci sono attimi che ripagano di tutto... momenti magici che premiano lo sforzo, la fatica, la costanza, l’abnegazione, in una parola: il merito. Poi ce ne sono altri di momenti, tipo questo: Santoro imposta, Tarantini per la prima volta nei novanta minuti si ricorda che con lui in campo ci sono altri 4 coglioni con la maglia azzurra e passa la palla, Gianvito Volpe apre per Tarasco sulla sinistra, il portiere è fuori causa, la porta è vuota, Tarasco è mancino e la palla gli finisce proprio li, sul piattone sinistro…..... fuori. Tarasco la calcia meschinamente Fuori. E’ il calcio bellezza: live it or leave it.

Il MIGLIORE Francesco De Iacovo (Bologna), voto 7. Al Bologna nei primi dieci minuti non è sembrato vero di dover aspettare il Napoli, che da par suo ha giocato (si fa per dire!) di rimessa. Peccato solo per quella sgradevole formalità che richiede che per vincere una partita si debba anche segnare. Certe volte veramente ci si perde dentro la burocrazia, queste cose ottocentesche che per vincere tocca segnare, così Luca Ricciardi para l’imparabile mentre gli attaccanti rossoblù sbagliano l’impossibile. Per fortuna ci pensa De Iacovo a realizzare sia il gol che sblocca la partita, che quello che definitivamente la chiude. Un colpo di testa tra tre avversari. Salta in mezzo a Rucci, Santoro e Guarino a braccia tese e di testa la mette sotto il sette. PROVVIDENZIALE.
IL PEGGIORE Francesco Guarino (Napoli), voto 5. Prova incolore dell’estremo difensore azzurro, questa settimana gli sono stati diagnosticati alluce valgo, ernia iatale, onicomicosi, labbro leporino, inestetismi delle palle e…. di conseguenza, ha disputato la sua peggior partita da quando è al Napoli. Resta, con un gol in più rispetto all’interista Cantore, il corsa per il titolo di portiere meno battuto del campionato. Questa partita però proprio non gli riesce, e rischia di rimanergli indigesta come un Pandoro fuori stagione. Il pallone più importante della gara gli sfugge dalle mani come fosse una saponetta. DISTRATTO.

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