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giovedì 13 marzo 2014

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | A Duca il miglior giocatore, Cantore miglior portiere. Premi anche per Volpe e Maggiore. Al Verona di Luisi la coppa disciplina.

Proprio mentre va in scena la finalissima del torneo tra il Genoa e il Napoli, pubblichiamo in anteprima l'esito delle votazioni con le quali gli stessi atleti stasera incoroneranno i loro avversari. L'unica regola ferrea del voto era infatti proprio l'impossibilità di votare per se stessi e per i propri compagni di squadra, e quindi l'obbligatorietà di imbucare nell'urna il nome di un avversario.


Vincenzo Duca (Fiorentina) premiato dall'agente FIFA
dott. Gennaro Rino Mastrodomenico
Il bomber viola Vincenzo Duca si è aggiudicato la palma di Miglior Giocatore con un punteggio complessivo di 232 schede (172 voti dei suoi colleghi, ai quali si sono andati ad aggiungere i 60 maker di squadra Fiorentina). Secondo classificato, alle sue spalle, il capocannoniere del campionato Claudio Giannini che ha ottenuto 202 punti (152 voti, più i 50 maker della sua squadra, il Genoa). 
Molto staccati tutti gli altri, con terzi a pari merito 114 punti il veronese Valerio Maddalena e il mediano del Bologna Michele Maggiore. Si è fermato a 108 Antonio Lomagistro, a braccetto con il napoletano Giacinto Tarasco, 100 punti per l'interista Giuseppe Santantonio, che stacca di due punti il veronese Tommaso Lapiscopia. 

Michele Maggiore (Bologna) premiato dal maestro Rosato
A 96 punti troviamo Giuseppe Mazzone e Francesco De Iacovo, a 94 Posa, a 92 Vito Minerva, ad 86 Gianvito Volpe, 84 per gli altri due napoletani Francesco Tarantini e Francesco D'angelo, Guarnieri del Bologna ha ottenuto 78 punti, Rucci 76, Nigro 72, Michele Mancini e Marco Ricciardi 68 punti.


Incredibile testa a testa nel titolo di Miglior Portiere che è andato all'interista Cosimo Cantore premiato con 192 voti, stesso punteggio del veronese Rosario Lapiscopia, che però ha giocato una partita in meno.

Cosimo Cantore (Inter) premiato dal giornalista sportivo
dell'emittente tv TBM Baldassarre D'Angelo
Si è classificato terzo con 156 voti, Francesco Guarino, il portierone del Napoli che aveva già portato a casa la statuetta di portiere meno battuto del campionato. Il Premio Leader è stato vinto dal capitano del Napoli Gianvito Volpe che ha ottenuto 272 punti (202 voti di preferenza, e 70 maker di squadra del Napoli), alle sue spalle il veronese Federico Luisi con 224 punti (154 di preferenza e 70 maker della propria squadra), terzo gradino del podio per l'interista Domenico Ciriello con 202 punti (132 preferenze, più i 70 maker neroazzurri), dieci punti in più del bolognese Maurizio Bianco.

Gianvito Volpe (Napoli) premiato dal direttore sportivo
della Asd. Real Ginosa Tommaso Contangelo
Lotta all'ultima scheda nella classifica del miglior giovane: il titolo di Calciatore Rivelazione è stato vinto dal 16enne Michele Maggiore con 214 punti, 8 punti in più del secondo classificato Giuseppe Mazzone. Staccato di 52 punti invece l'interista Giuseppe Santantonio, classificatosi terzo. In questa classifica i maker di squadra sono stati decisivi, e la compattezza del Bologna, unica squadra a votare compatta in tutti i suoi effettivi, ha fatto la differenza: Maggiore infatti ha potuto contare su 80 maker, mentre Mazzone si è dovuto accontentare dei 70 del suo Napoli. 

Plebiscito invece nella scelta della Coppa Disciplina assegnata al Verona con 298 punti. Prima dell'inizio della finalissima, a tutti i capitani presenti è stata consegnata la documentazione con tutte le schede e le preferenze di voto, indicate nel dettaglio. 

venerdì 13 dicembre 2013

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | L'Inter a fatica nei minuti di recupero, il Napoli mette la freccia, torna a vincere anche il Genoa.

Mentre la rivolta dei Forconi blocca l'Italia in lungo e in largo, al Palazzetto si prova a rivoluzionare la classifica, che dopo la 5° giornata comincia finalmente ad allungarsi.

FIORENTINA-GENOA: 6-11
«Abbiamo perso perché si è infortunato Giannini»… però «un giocatore non fa la differenza» e «Siamo una buona squadra anche senza il top player». Li avevamo lasciati così, a piangersi addosso con tutto questo pòpò di frasi fatte e luoghi comuni, per giustificare in mille modi una sconfitta strameritata. Li ritroviamo con in rosa il nuovo acquisto Antonio Lomagistro e post a tutta pagina nel gruppo “Toppleyeer”. E’ il Genoa dei colpi di mercato, se non altro, quello che torna alla vittoria in quel di Firenze. I grifoni entrano in campo concentrati. Gli manca il bomber Giannini. Gli manca Moretti. Chi l’avrebbe mai detto che una squadra di calcio potesse arrivare a soffrire addirittura l’assenza di Moretti. E invece… la sofferenza aumenta quando Duca, con il capello pettinato versione Cristiano Malgioglio, segna un gol da antologia e sblocca a sorpresa il risultato. Passano pochi istanti e il bomber viola raddoppia. Gli ospiti però ci mettono poco a ristabilire le gerarchie, poker di Giovanni Mancino e gol di Rizzi. Si va al riposo col Genoa sopra di 3 gol. Stesso copione nella ripresa quando è l’altro genoano Lomagistro, all’esordio assoluto, a servire un poker di buonissima fattura. Inutili le cannonate di Duca che di volta in volta prova ad accorciare le distanze. Il Genoa sale a 10 punti, la Fiorentina resta inchiodata a quota 1, in piena zona retrocessione.

IL MIGLIORE Giovanni Mancino (GENOA), voto 8. Nella variegata fauna degli attaccanti genoani, l’esemplare in questione si dimostra uno dei più temibili. Esperto, rapido, dotato di una buona corsa. Senza Moretti che lo chiama a ripiegare in fase difensiva gioca probabilmente la sua miglior partita. Ricorda molto il giocatore udinese Pinzi, ma è più forte (non che ci voglia molto ad essere più forte di Pinzi). Segna quatto gol in rapida successione, poi si siede in panchina, dove viene ibernato. SPADACCINO.
IL PEGGIORE Giuseppe Nigro (GENOA), voto 3. Per farsi perdonare la “tirchieria delle fotocopie” fa il generoso nel compilare le pagelle. A se stesso assegna un larghissimo 7 definendo “salvataggi sulla linea” due stampe sulla schiena rimediate nel primo tempo, ed a tutti gli altri elargisce sei e mezzo in larga scala manco avessero giocato Real Madrid e Manchester.  Nelle sue pagelle nessuno, e dico nessuno, tra compagni ed avversari, va sotto la sufficienza. PARACULO.

INTER-BOLOGNA: 8-7
Vittoria sofferta per la formazione di Ciriello, che incassa tre punti d’oro all’ultimissimo secondo di una partita incandescente. I bolognesi pagano l’inesperienza e si lasciano sfuggire un punto preziosissimo che avrebbe rimescolato ancora una volta la classifica. L’avvio degli emiliani è sprint e alla prima occasione passano: ottimo spunto di De Iacovo che batte Cosimo Cantore con un pallonetto. L’inter si getta in avanti alla ricerca del pareggio e lo trova con il solito Posa, che di li a poco segna anche il gol del vantaggio neroazzurro. Il Bologna reagisce: prima pareggia con Maurizio Bianco e poi si porta in vantaggio con Galante. La partita continua su questa altalena fino al 5-5 con cui si va al riposo. Gli ospiti non demordono e insistono nella ripresa, lasciando però invitanti spazi all’Inter che colpisce di rimessa, fino al 7-7 del 90’. Sembra finita e invece l’arbitro chiama ben quattro minuti di recupero, che trascorrono rapidi senza sussulti, finchè… a pochi secondi dalla fine… Vito Minerva arpiona una palla vagante a metà campo, e si ricorda che da grandi lanci derivano grandi responsabilità e così scodella una palla ad minchiam dall’altra parte del campo, un “assist millimetrico” per Mancuso che piazza sotto la traversa un pallone imprendibile per Ricciardi. Orgasmo multiplo per Domenico Ciriello che urla “sììì, sìììììì...” mentre abbandona la zona tecnica, disarcionando letteralmente la panchina, per abbracciare l’eroe di giornata, scardinando tra l’altro l’ultima parte di recinzione ancora sopravvissuta alle recenti partite dell’Inter.

IL MIGLIORE Marco Ricciardi (INTER), voto 7. Si era infortunato alla prima giornata, e invece di rimpiazzarlo i neroazzurri se lo sono tenuti stretto. Imposta il gioco e carica la squadra. Copre le sgroppate di Santantonio quando il furetto neroazzurro cerca gloria nella metà campo avversaria. Quando invece viene lasciato da solo fa tranquillamente reparto da solo. Non conosce ancora bene i propri compagni di squadra però sa che i suoi amici sono i nemici dei suoi nemici. E questo gli basta. NESTA.
IL PEGGIORE Michele Maggiore (Bologna), voto 5.  Polveri bagnate per il Gattuso bolognese. E’ come quando lasci la tv con la luce rossa, che non è spenta ma nemmeno accesa. La squadra non gira e lui non corre. Lo ricordiamo, e non certo positivamente, per l'esclamazione «bene, meglio così!» quando l’arbitro ha intimato la fine delle ostilità. Non vedeva l’ora di andar via. DEMOTIVATO.

Una nota a parte per i fratelli Ciriello. Semaforo rosso per il più giovane dei due, Alessio, che gioca discretamente la prima parte del match. Dopo i primi venti minuti però frana addosso a Fabio Conte in stile antico gioco ginosino “iun mont la lun”. Al direttore di gara ed alle sedici televisioni collegate in tutto il mondo appare fallo netto, a lui no, così abbandona il terreno di gioco in aperta polemica con l’arbitro. Semaforo verde invece per “jolly” Domenico, che in veste di allenatore giocatore, spiazza tutti con un cambio. Con l’Inter sotto di due gol ti aspetti che lasci dentro Pos-olone a fare da boa, invece no. Dentro lui al posto di Posa, fuori Ricciardi per Santantonio ed in avanti Mancuso e Minerva a fare da ali di rondine. Schema ad albero di Natale, in linea col periodo. Sono quegli assetti once in a life time che rimangono per sempre nella memoria se la partita va molto bene o va molto male. A lui è andata molto bene.

NAPOLI-VERONA: 8-3
Terzo successo interno per il Napoli che da continuità al proprio campionato con una nuova vittoria, importantissima in chiave di primato in classifica. Battuta d’arresto invece per il Verona, dopo la bella vittoria ottenuta a Genoa la settimana scorsa.
I padroni di casa scendono in campo un po’ rimaneggiati, assente Santoro per partita di poker, presenti invece Volpe e Tarasco per amor di squadra, febbricitanti, onorano la maglia passando dall’aereosol al campetto. La panchina partenopea è allestita a mò d’infermeria: spray nasale, iodosan Gola, e tisane d’acqua calda. S’ammala invece nel corso del match Francesco Tarantini, che dopo la prima mezzora comincia ad accusare allucinazioni e risate immotivate. Dopo i primi tre interventi plastici di Rosario Lapiscopia, gli attaccanti azzurri capiscono che per segnare ad uno così bisogna tirare forte e centrale, è inutile cercare di fare la barba ai pali, con Lapiscopia in porta i pali sono sempre freschi di rasatura. La partita rimane sui binari dell’equilibrio per i primi dieci minuti, poi capitan Volpe sblocca il match inventandosi un eurogol. Il Verona si scopre alla ricerca del pareggio e gli avanti napoletani colpiscono in contropiede. La gabbia su Valerio Maddalena funziona e si va al riposo sul tennistico 6-1. La ripresa è scevra di emozioni fatto salvo il gol di Tommaso Lapiscopia versione Zidane tiro al volo in Champions League, ininfluente ai fini del punteggio finale, però il più bel gol del torneo fino ad oggi. Nel finale c’è gloria anche per Rucci, il nuovo acquisto azzurro è sceso in campo vestito di k-way come uno che ha vissuto la propria infanzia in una periferia disagiata ed ha calcato i campi polverosi di una qualche metropoli sudamericana. Sotto il k-way una maglia della Juventus anni 90’ con lo sponsor Upim, che solo i suoi compagni di squadra hanno potuto apprezzare negli spogliatoi. Il Verona chiude in attacco ma non riapre più la partita, anche se il ko in termini di punteggio è da ritenersi troppo pesante rispetto a quanto fatto vedere sul campo dalla squadra scaligera.

IL MIGLIORE Gianvito Volpe (NAPOLI), voto 7. Scende in campo con un principio di influenza e contagia i compagni di squadra bevendo alla borraccia comune. Contemporaneamente seconda punta, esterno destro, ala sinistra, mezzala, trequartista, viceallenatore in tribuna, direttore del marketing ed organizzatore del campionato, corre e segna più di tutti. Garibaldino nel primo tempo quando recupera a centrocampo una palla che ai comuni mortali appare innocua, e la trasforma in oro: veronica, serpentina nello stretto e palla all’angolino. Scatafionda tunnel che a confronto la microchirurgia è imprecisa. Nel finale cala visibilmente davanti all’incubo del termometro. La carnagione è quella di Zapata, il carisma è quello del Leader. HAMSIK!
IL PEGGIORE Francesco Tarantini (NAPOLI), voto 4. Segna due gol ad inizio partita, prima di incartarsi in passaggi sbagliati, mischie furibonde con se stesso e qualche tiro che si infrange sulle caviglie dell'avversario più vicino. Va dallo psicologo ogni volta che si trova solo davanti al portiere. Si ritrova tra i piedi qualcosa tipo 675 palle-gol e puntualmente si inceppa. Nel primo tempo l’arbitro accorda al Napoli una punizione inesistente per un «lasciaaa!!!» gridato da Trullo, Tarantini si incarica della battuta, compagni ed avversari lo invitano al fair play, lui invece calcia angolato sfiorando il gol. A fine partita dichiara «ho fatto 3 gol». Il giorno dopo su facebook dice d’averne fatti 4. CONFUSO.

Con il recupero di lunedì il Napoli chiuderà il girone d’andata. "Ma kù stù fridd’ a Bologna? La ser’? Il 16 dicembre?". Niente, nemmeno il tempo di festeggiare ed i napoletani sono già in ansia per la partita di lunedì, a Bologna tocca andare a spaccare le brocche per prendersi il titolo campioni d’inverno. Con Inter e Genoa che quasi certamente tireranno i piedi.

sabato 30 novembre 2013

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | Fuga del Genoa corsaro a Bologna, insegue il Napoli che piega l'Inter al San Paolo.

La terza giornata di campionato “QUELLI DI… SERIE A 2013/2014” regala emozioni che a confronto il voto sulla decadenza di Berlusconi è robetta da poco. Si gioca a spezzatino: giovedì, venerdì e lunedì, senza bisogno dei diritti televisivi. C’è sempre qualcuno che ha altro da fare… anche questo è calcio.

BOLOGNA-GENOA: 7-11
Il Genoa delle meraviglie non si ferma più. La squadra di Nigro, ancora imbattuta, supera anche il Bologna e conquista il terzo risultato utile consecutivo, consolidando il primato in classifica che ora la vede solitaria ad una lunghezza dal Napoli.


I padroni di casa resistono solo un tempo, prima di inchinarsi alle invenzioni di Claudio Giannini nella ripresa. La prima frazione si gioca a viso aperto, con occasioni da una parte e dall’altra e Giove e Ricciardi grandi protagonisti del match. I liguri provano a sfruttare le maggiori qualità tecniche in avanti, devono però guardarsi dalle in-side di Michele Maggiore, migliore in campo della squadra bolognese. E’ proprio l’attaccante emiliano a sbloccare il risultato con un gol di rapina e successivamente a propiziare la rete in acrobazia di Conte. Gli ospiti ribaltano però il risultato con due lob di Domenico Bianco e ad una serpentina di Giovanni Mancino, andando al riposo in vantaggio per 3-2. Nella ripresa i ritmi calano gradualmente ed il Genoa si affida al possesso palla e alle ripartenze, lanciando in contropiede il suo top-player Giannini , che trasforma in gol ogni pallone che tocca. Il Genoa sale a 7 punti, il Bologna resta fermo a quota 4, in una classifica ancora cortissima.

IL MIGLIORE Francesco Moretti (GENOA), voto 8. Dallle tavolate in macelleria all’area piccola. Gioca, vince, prende in giro avversari e compagni, e va via senza pagare la quota campo. Esordio col botto per il Bud Spancer delle Gravine, che riscatta l’assenza delle due precedenti giornate ergendosi a severo guardiano dell'area di rigore e prendendo le redini dell'impostazione dalle retrovie. Con carattere, piglio deciso ed esperta autorità dimostra a tutti cosa può fare un over 35 in un campo da calcetto, anche se –ad onor del vero- indossa scarpe da calcio. Scarpe pessime. Piedi buoni. TIGNOSO.
IL PEGGIORE Fabio Conte (BOLOGNA), voto 5. Parte bene: corsa, profondità e passaggi smarcanti. Sul finire del primo tempo realizza anche un bellissimo gol in sforbiciata (lui che delle sforbiciate ne ha fatto una professione!). Nel primo tempo corre e tiene in partita il Bologna. Poi però la sua squadra cala e lui impazzisce, calciando alle stelle ogni volta che si affaccia dalle parti di Giove (il portiere, non il pianeta!). A dieci minuti dalla fine subisce un normalissimo fallo tattico e finisce a terra come uno che è stato sparato alla schiena da una revolver semiautomatica. Si rialza barcollando come Balboa dopo dieci round contro Apollo Cread e si incarica di battere il calcio di punizione: riesce nell’impresa inedita di colpire i riflettori del palazzetto. RICARDO QUARESMA.


NAPOLI-INTER: 10-5
Giù la maschera. L’organizzazione di un torneo senza un ritorno economico deve avere un fine, e nel caso specifico il fine di questo campionato era -ed è!- lo sfottò generato e generabile da questa partita. Ciriello carica a molla i suoi e condisce la vigilia del match mettendo sul piatto una spavalderia degna del generale Custer prima dell’attacco ai Lakota. E la spavalderia, si sa, non paga. 

Aldilà del contorno, quella tra il Napoli e l'Inter, sul campo, è gara spettacolare. Ad imporsi sono i partenopei, grazie ad una prova corale di primissimo livello, che segna il sorpasso sui neroazzurri, autori comunque di una prestazione convincente. Il successo permette alla squadra di capitan Gianvito Volpe di restare tra le big della classifica, sulla scia del Genoa che la precede di un punto. L’avvio al ‘San Paolo’ è vivacissimo. Bastano pochi minuti all’Inter per sbloccare il risultato con Minerva, e poi portarsi immediatamente sul 2-0 con Santantonio, che sul tiro-cross di Vincenzo Mancuso è il più veloce di tutti ad insaccare. Il vantaggio non dura più di tre minuti: il tempo che serve a Francesco Tarantini per battere prima di destro e poi di sinistro l’ottimo Cantore e firmare il 2-2, col quale si va al riposo. 

Nella ripresa la squadra di Ciriello si rende ancora pericolosa, ma Guarino è attento a chiudere gli spazi. Nel frattempo l’esordiente Francesco D’Angelo organizza le fila in difesa e il Napoli prende in mano la partita: vanno a segno Santoro, lo stesso D’Angelo, poi due volte Volpe, tre Mazzone e nel finale c’è gloria anche per il portiere Guarino che trafigge il collega Cosimo Cantore dopo uno slalom alla Alberto Tomba. La partita regala un ultimo sussulto all’ingresso in campo di capitan Ciriello, che prima segna un bel gol di rapina e poi frana su Santoro a centrocampo…. Difficile descrivere la comicità del siparietto che ne segue: Cantore dalla sua porta urla “Santoro, alzati in piedi!”. Il calciatore napoletano cerca di giustificarsi: “Cosimo… mi ha fatto male al ginocchio”, il portiere dell’Inter incurante replica “Non me ne frega un cazzo, alzati in piedi..” -e poi borbotta tra se e sé- “ A Napoli sapete fare solo la pizza e il presepe”. Insomma, un finale di partita mitologico.

IL MIGLIORE Giuseppe Mazzone (NAPOLI), voto 8. Si sorbisce i predicozzi di Santoro senza batter ciglio, e già per questo meriterebbe la palma del migliore. Sul campo grande corsa e tanti dribbling ubriacanti. Quando non c’è nessun avversario da saltare in dribbling, dribbla i propri compagni di squadra. Nella ripresa, mentre tutti calano, lui aumenta il ritmo galoppando sulla fascia e regalando la gloria a Tarantini, Volpe e Santoro che finalizzano di volta in volta i suoi passaggi. Serve assist a valanga, segna 3 gol e non sembra accusare la stanchezza. E pensare che aveva appena finito l’allenamento con la scuola calcio, in pratica una 4 ore di calcio no stop. Nello spogliatoio si isola, e prima di farsi la doccia passa una ventina di minuti davanti al cellulare per avvisare fidanzata ed amici della vittoria. Carattere da professionista. Serietà e costanza assicurate. AEROBICO
IL PEGGIORE Michele Posa (INTER) voto 4. In palio ci sono i 3 punti ed un Amaro Lucano di scommessa. Lui parte male, essendo l'unico nelle fila interista a presentarsi sul campo con una maglietta nera, mentre gli altri sono in tenuta blu. Le casacche lo salvano. Sul campo non gli va meglio: si perde in inutili sgroppate sulla fascia, tiri sbilenchi e richieste di essere servito con maggiore precisione dai compagni, per poi spararla sul tetto del 118. Per la prima volta in questo campionato non timbra il cartellino, in compenso serve un bell’assist a Mancuso a partita ormai irrimediabilmente compromessa. Soffre l’eccessivo nervosismo col quale il suo compagno di squadra Ciriello ha caricato la vigilia….. e perde la scommessa. AMAR-EGGIATO


VERONA-FIORENTINA: rinv.
Cube de teatre dei fratelli Giannuzzi, che a poche ore dall’inizio del match, chiedono il rinvio dello stesso, e di comune accordo con il capitano dell’Halles Verona Federico Luisi posticipano a lunedì. Le due squadre, che fino ad ora hanno sempre giocato sotto la pioggia, racimolando un solo punto in due, perdono l’occasione per giocare sull’asciutto, rinviando le ostilità a lunedì sera, giorno di allerta meteo su tutto il territorio pugliese. Tu chiamale se vuoi… strategie.

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sabato 16 novembre 2013

QUELLI DI... SERIE A 2013/2014 | Napoli di forza sulla Fiorentina, Inter e Genoa si accontentano del pari.

Dopo una pantomima durata due settimane, e culminata nel ritiro (in qualche modo annunciato) del team di Angelo Calabrese, il campionato “QUELLI DI… SERIE A” è finalmente giunto al battesimo del campo ed ha fornito i primi verdetti.

INTER-GENOA: 6-6
E’ iniziata con un pari l’avventura di Genoa ed Inter che hanno mosso la classifica dandosi battaglia in una partita equilibrata fino all’ultimo secondo. 


Il Genoa in formazione "rimaneggiata" a causa degli infortuni di Franco Moretti e Mancino, si è affidato alle soluzioni offensive di un inedito tandem d’attacco Giannini-Bianco, col primo in veste di suggeritore ed il secondo nella versione di realizzatore.
Di contro i neroazzurri di Domenico Ciriello, trascinati da un Michele Posa in serata di grazia, e salvati in due occasioni dal portiere Cantore,  hanno tenuto il match sui binari dell’equilibrio, anche dopo l’infortunio accorso a Ricciardi, che si è stirato il quadricipite in un’azione d’attacco a più di dieci minuti dalla fine.


IL PEGGIORE Domenico Ciriello (INTER), voto 5. Di incoraggiamento. Nonostante il suo sport preferito sia la carambola, si avvicina all’erbetta sintetica con la familiarità del veterano. Grinta e impegno in mezzo al campo nel primo tempo, ma zero palloni giocati. Più a suo agio nella ripresa quando si posiziona nell’area piccola, sfiorando anche il gol in diverse occasioni. Fino a qui sufficienza piena, poi però comincia a discutere le scelte arbitrali dimostrando scarsa conoscenza del regolamento. POLEMICO.

IL MIGLIORE Giuseppe Nigro (GENOA), voto 7. Difensore tignoso gioca la classica partita di copertura, poi sul finire del primo tempo cortocircuita ed estrae dal cilindro un gol pazzesco: recupera una palla vagante ed esplode un destro da centrocampo che si va ad insaccare proprio sotto l’incrocio dei pali difesi da Cantore (il quale, dopo aver bestemmiato in arabo, applaude anche lui la prodezza dell’avversario). Nel secondo tempo sventa sulla linea una conclusione di Posa e salva il risultato. ISPIRATO.



NAPOLI-FIORENTINA: 7-5
Il Napoli è partito bene facendo suoi i tre punti contro un’ostica Fiorentina, presentatasi al palazzetto in formazione di fortuna. E' stata una gara vivace e giocata su ritmi molto alti (soprattutto nel primo tempo), con le due squadre che si sono affrontate a viso aperto cercando entrambe la vittoria. Il primo tempo si è chiuso col punteggio di 2-1 in favore degli azzurri, e nelle trame di gioco sono spiccate le sgroppate di Tarantini per il Napoli, e la difesa rocciosa di Francesco Giannuzzi per gli ospiti. La ripresa è stata più maschia, così gli azzurri -fallosi!-, già dopo cinque minuti, hanno concesso ai viola il primo (di una lunga serie!!!) di tiri liberi. Fortunatamente nel duello a distanza tra Vincenzo Duca e Francesco Guarino, è stato sempre il portierone partenopeo ad avere la meglio.

IL PEGGIORE Giacinto Tarasco (NAPOLI), voto 4. In verità l’attaccante del Napoli parte benissimo, entra in campo motivato e al primo pallone utile fa subito gol, dimostrando che il suo rapporto con i portieri è pari a quello che ha con le donne: quando ne vede una, la trafigge. Poi però ne combina una delle sue. Siamo al 40’, fermi sul punteggio di 4-2 per gli azzurri. Il difensore viola Francesco Giannuzzi, tradito dal campo scivoloso, perde l’equilibrio e cade sul pallone. Tarantini, di spalle alla porta, non si accorge di nulla, e ritrovandosi la sfera tra i piedi, istintivamente serve Tarasco nell’area piccola. A quel punto, indisturbato, il bomber delle quattro mimose ha tutto il tempo di stoppare, pettinarsi, pensare all’ormai mitico “gesto fair play” di Paolo Di Canio….. e poi fottersene di tutto e tutti, e mettere ugualmente in rete. Compagni ed avversari lo guardano increduli. Lui esulta come pazzo. ANTISPORTIVO.

IL MIGLIORE Francesco Tarantini (NAPOLI), voto 7. Ingannato dal nome della pagina facebook sulla quale è nata l’idea di organizzare il campionato, si presenta sugli impianti sportivi della Pescarella… e trova tutto chiuso, pizzeria compresa. Comincia allora un mini-tour tra i campetti della città alla ricerca dei suoi compagni di squadra, quando finalmente arriva al palazzetto imballa lo stereo della sua macchina su una canzone di Nek. In campo però la musica è un’altra: detta i tempi della manovra ed è preciso in ogni passaggio. Corsa, cuore, due gol di rapina e tanti recuperi in fase difensiva. MOTIVATO.


BOLOGNA-VERONA: rinviata (per “mangiata”… di altri!!!)
E' stata rinviata a data da destinarsi la partita più attesa della prima giornata, che avrebbe dovuto vedere opposte una all'altra, le due grandi favorite di questo campionato. Nei prossimi giorni sulla pagina facebook "Quelli di... tutti i lunedì alla Pescarella" verranno comunicati data ed orario della gara di recupero. Nel frattempo entrambe le formazioni preparano l'impegno della seconda giornata.

domenica 13 ottobre 2013

Dicembre di lusso per la boxe italiana: Fragomeni contro il Diablo e Silvio Branco contro Makabu

Due italiani sul ring a contendersi una corona mondiale. E’ una possibilità che si fa sempre più concreta. E in questi tempi di “stranierismo” dilagante, a volte nobile e a volte cieco, è anche una deliziosa stranezza. Due italiani, e non due italiani qualsiasi, ma due pezzi da novanta del nostro pugilato, i due grandi “vecchi” di questa disciplina. Silvio Branco e Giacobbe Fragomeni hanno percorso fino a qui strade diverse, e su queste strade hanno incrociato i guantoni due volte: la prima, a Pavia, culminò in un contestatissimo pari, e la seconda, a Riva del Garda, finì con la vittoria ai punti di Giacobbe Fragomeni. In palio c’era la corona “Silver” che permette di sfidare il campione del mondo. Perché entrambi avevano ed hanno lo stesso obbiettivo: conquistare il titolo mondiale della WBC, una delle sigle più prestigiose del pugilato.

Fragomeni e Branco II, una fase del combattimento
Aggiudicandosi la corona ‘Silver’ a Riva del Garda, poi lasciata vacante qualche giorno dopo, Giacobbe Fragomeni questa chance se l’è già guadagnata. La vittoria contro Branco è il pass che gli permetterà d'affrontare il campione in carica Krzysztof Wlodarczyk, in un incontro che si disputerà a Chicago i primi di dicembre. Il pugile polacco imbattuto dal 2007, ha all’attivo 48 vittorie, di cui 34 per KO. L’ultima contro Rakhim Chakhkievsi , nella quinta difesa ufficiale. Giacobbe Fragomeni, dal canto suo, non bada ai numeri. Quel podio mondiale lui lo ha già conquistato e difeso nel 2008 grazie alla tempra e alla determinazione. E adesso vuole riprenderselo. Perché Giacobbe è un pugile moderno che combatte col cuore dei pugili di una volta, e ha fatto della testardaggine una virtù: sempre in attacco, si copre bene con le mani, e poi dalla corta distanza scarica le sue serie, colpi che hanno fatto male a gente come David Haye e Rudolf Kraij, tanto per capirci. Se l’esperienza è dalla sua, il match promette alti contenuti emozionali. 

Silvio Branco e Giacobbe Fragomeni con il manager
Salvatore Cherchi alla presentazione del rematch
Al contrario Silvio Branco ha dovuto ricominciare tutto da zero, e la sua occasione se la sta prendendo a forza, combattimento dopo combattimento.
Subito dopo la serata sciagurata di Riva del Garda, il “Barbaro” si era rimesso a lavoro con il suo maestro Gesumino Alioti per conquistare la corona ‘Silver’ lasciata vacante proprio da Fragomeni. In questa esplosiva rincorsa al titolo, il 6 luglio ha battuto il finlandese Juho Happola, in quella che era una sorta di semifinale internazionale. A dicembre nella città di Montecarlo si batterà con Ilunga Makabu e da quell’incontro uscirà lo sfidante ufficiale del prossimo campione del mondo. Il tutto con la possibilità concreta, di vincere per affrontare ancora una volta Fragomeni, qualora il milanese dovesse avere la meglio su Wlodarczyk.

In questa aneddotica di cinture che vanno e vengono, ci sono le storie di due uomini che hanno salvato la boxe, e che allo stesso tempo sono stati salvati dalla boxe, che per entrambi è stata un’occasione di riscatto e di rinascita. 
Proviamo a raccontarne le storie.

Fragomeni, campione del mono WBC nel 2008
Giacobbe Fragomeni aveva ventuno anni quando è entrato per la prima volta in una palestra. Pesava un quintale e venti, e nessuno si sarebbe sognato di poterlo mai vedere schiacciare avversari dentro le sedici corde. Una vita difficile in una famiglia senza gioie, tra gli emarginati quartiere Stradera. Un padre alcolista, la mamma sofferente, una sorella morta d'overdose, lui stesso entrato in quel buco nero della droga che ha inghiottito e ucciso molti dei suoi amici. Il pugilato è stato la sua salvezza. Gli ha dato uno spessore umano solido, ed uno stile di vita sano. Ma soprattutto gli ha permesso di subliminare sul ring tutte le ansie, le insicurezze e le paure. In quello che poi è diventato un increscendo di vittorie importanti. Fino alla notte magica del Palalido, nel 2008, quando si è laureato campione del mondo per la sigla WBC. Quella sera, la sua prima tifosa, sua madre, non c’era più, si era spenta pochi mesi prima. Ma c’era già sua figlia, che si chiama Letizia, come la sorella morta di overdose, a cui era legato. Letizia è il nome di sua figlia, e Giacobbe se l'è fatto tatuare sul collo. La piccola Letizia ha tifato per lui nel 2008 e tiferà per lui a dicembre prossimo, quando questo ragazzone di 44 anni, amante del vino e della donne, proverà a riconsacrarsi come il migliore pugile al mondo nei massimi leggeri. Lui, entrato nelle palestre tardi, e diventato professionista tardissimo, quando era ormai troppo vecchio per i palcoscenici importanti, dicevano gli addetti ai lavori.

Silvio Branco, campione internazionale WBC nel 2010
Silvio Branco detto il "Barbaro" invece nelle palestre ci è nato, volto pulito, fisico da atleta, salta la corda da quando aveva 10 anni, a 20 anni è già un professionista, a 21 campione italiano e a 30 anni aveva già vinto due titoli intercontinentali, sigle WBC e IBF, ed un titolo mondiale WBU. Anche a lui superati i 35 anni hanno cominciato a dire che era troppo vecchio per la boxe. Ma lui a dispetto ha continuato a combattere, e a vincere. Poi una notte del 2002, dopo aver messo a dormire i figli, Silvio sente qualcuno suonare alla porta. Apre, e i poliziotti fanno irruzione in casa sua. L’accusano di associazione a delinquere finalizzata all’usura. Quindi il buio di un’odissea processuale che durerà sette anni. La gente che comincia a guardarti con occhi diversi. Il giudizio e il pregiudizio che si insinua nelle parole di quelle persone che un tempo consideravi amici. Una vita di trionfi messa KO in poche settimane. Poi il carcere. Le asprezze che ti mettono al tappeto anche se sei un campione del mondo. E poi l’assoluzione, e il ritorno sul ring. La passione per la politica, la beneficenza e l’impegno nel sociale. Il Collare al merito sportivo consegnatogli dall'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi e una vita che si riaccende alla soglia dei 47 anni, ancora sul quadrato, ancora da campione, per vincere l’unica cintura che manca al suo palmares.

Branco, 60 vittorie tra i professionisti, di cui 37 per ko
Due italiani che hanno ridato a questo sport un sapore antico, rovesciando le banalità di un’anagrafe che troppo presto li aveva giudicati ormai “vecchi” per combattere a certi livelli. Nelle loro storie e nei loro occhi la più scontata delle verità: che il pugilato non cambia mai. E il pugilato lo fa chi ha fame e voglia di fare, indipendentemente delle cose di contorno, indipendentemente dall’età che hai. Branco e Fragomeni, due ragazzi diversi, due uomini per certi aspetti simili ed una rivalità senza spiragli. C’è da augurarsi di vederli ancora opposti uno all’altro. In uno dei duelli più avvincenti della storia del pugilato.

mercoledì 3 luglio 2013

Se Bundu lascia vacante la corona, Gianluca Branco dovrà vedersela con Kell Brook

Gianluca Branco è prossimo ai 43 anni. Prima della riforma del 2008 era questa l’età limite per combattere da professionista. Oggi è un’età come le altre, un’età alla quale è ancora consentito agli atleti avere ambizioni di vittorie e fame di grandi traguardi. Per il fighter di Civitavecchia l’obbiettivo è quello di conquistare la corona europea. In prospettiva c’è un derby di scuola tutta italiana col campione in carica  Leonard Bundu, che ha già difeso il titolo quattro volte, dopo averlo strappato nel 2011 al romanoDaniele Petrucci.  Nel concreto tuttavia pare che il campione fiorentino, originario della Sierra Leone, intenda lasciare vacante la cintura europea per inseguire il match dei sogni di ogni pugile di questa categoria, affrontare il fuoriclasse americano Floyd Mayweather Junior per il titolo mondiale WBC, titolo che il Pretty Boy ha già messo in palio contro Saul Alvarez, incontro che dovrebbe disputarsi entro Settembre. Se l’indiscrezione dovesse essere confermata, il pugile di Civitavecchia sfiderebbe allora il numero 1 del ranking EBU, l’imbattuto pugile inglese Kell Brook, sul cui reale valore i giudizi sono ancora abbastanza discordanti.

Gianluca Branco scalda quindi i guantoni con la consapevolezza che si batterà per il titolo, perché questa al momento è l’unica certezza. La decisione definitiva di Bundu, e di conseguenza il nome dell’avversario, si conosceranno entro il 19 agosto, giorno delle aste. A Salvatore Cherchi, manager di Branco, il compito d’assecondare le ambizioni del pugile romano che per l’occasione vorrebbe combattere nella sua città, come l'anno scorso nell'incontro per il titolo contro Krzysz Benias, o come suo fratello Silvio, che qualche settimana fa ha battuto Happola nel ring allestito allo stadio Fattori di Civitavecchia. Il tutto ovviamente dipenderà dall’offerta di borsa che il suo manager deciderà di presentare.

giovedì 20 giugno 2013

De Vitis ricomincia da Mategna: a dicembre il "pittbull" potrebbe battersi per un titolo Europeo

I pugili vivono di passioni. E le passioni non si possono scalfire. Come le certezze, come i progetti e le ambizioni. Quelle di Antonio De Vitistornano sul ring  domenica 7 luglio a Tricase, in provincia di Lecce. Cazzotti ed abbracci sono garantiti, emozioni e grinta pure. Il primo gong, che darà il via alla grande manifestazione organizzata e voluta da Salvatore Piccinni, col patrocinio di Alex Boxe e del comune di Tricase, è previsto per le ore 20:30. Sul quadrato, allestito in Piazza Sant’Andrea Catrarica, si disputeranno 6 incontri ad alto contenuto agonistico: un sottoclou con quattro combattimenti dilettantistici ed  uno professionistico, nel quale sarà impegnato il salentino Antonio Santoro. Infine, intorno alle 22:00 l’incontro di punta della programmazione, che segnerà l’atteso ritorno sul quadrato di Antonio “Pitbull” De Vitis, dopo diversi mesi di inattività. Il brindisino affronterà sulle sei riprese una sua vecchia conoscenza, il coriaceo pugile laziale Luigi Mantegna. Contro di lui, “Pitbull” riprenderà un percorso che lo vedrà sul ring anche il 27 Luglio, stavolta a Lecce, contro l'abruzzeseDomenico Urbano. Si tratta di una serie di match che avvicinano ad un appuntamento importante. Che bolle in pentola da tempo.


Antonio De Vitis ha 34 anni, ed è un superpiuma. Brindisino trapiantato a Torino. E’ uno di quei pugili che li vedi combattere e fai fatica a non pensare a tutto quello che c’è dietro: il peso, i bendaggi, il sudore, la corda, lo specchio, gli addominali e le ripetute al sacco. Da quasi un anno è tornato a Brindisi, dove si sta allenando sotto l'attenzione del maestro Antonio Musio della scuola pugilistica Rodio, mentre a Torino è seguito come sempre da Bruno Vottero. La potenza, la tecnica e l’ardore agonistico sono le sue caratteristiche principali. Il suo motto è da sempre “Vis et Honor” che vuol dire Forza e Onore, e fu il grido di battaglia dei romani che invasero la granitica Magna Grecia, nella guerra contro i Sanniti. Da professionista De Vitis ha vinto la cintura di campione italiano, poi nel 2008 è riuscito a riunire tre titoli internazionali per tre diverse sigle, laureandosi campione intercontinentale WBF, campione internazionale IBF e campione del Mediterraneo WBC, ingaggiando memorabili incontri col piacentino Chiofalo, col francese Karim Chakim, col “dottore” belga Ermanno Fegatilli e con l’altro belga Alexander Miskirtchian. Ha scritto una piccola ma intensa epopea nella nostra boxe: 25 vittorie, di cui 14 prima del limite, 3 sconfitte e un pareggio. Combattimenti veri, come quello di un anno fa, bello, ardente, crudele e civile, contro Devis Boschiero valevole per il titolo EBU, che è stato l’ultimo ufficiale di De Vitis. Da quasi otto mesi infatti il “Pittbull” è lontano dal quadrato per ‘motivi di lavoro’, capitoli della storia farsesca in cui la nostra boxe spesso finisce per scadere. Perché questo è uno sport strano, e puoi essere anche un campionissimo, ma di sola boxe non ci vivi. Anche se sei un ‘professionista’. Anche se il pugilato è la tua professione. Devi inventartene un’altra. 

Così l’anno scorso Antonio De Vitis è tornato nella sua Brindisi ed ha aperto una palestra di pugilato. Ha fondato l’associazione “Sergio Ragno”, alla quale si sta dedicando testa e cuore dal settembre scorso. Sergio Ragno era il nome di un ragazzo profondamente innamorato della boxe e delle moto, un suo amico fin dai tempi dell’infanzia, uno che per la carriera di De Vitis è stato fondamentale. Sì, perché è grazie a lui che Antonio De Vitis è entrato per la prima volta in una palestra, grazie a lui se poi si è letteralmente innamorato di questo sport. Ma nel 2004, prima ancora che 'Pittbull' diventasse un professionista, Sergio Ragno è morto abbracciato alla sua moto, a soli 24 anni, inconsapevole di aver regalato al pugilato italiano un grandissimo campione.

De Vitis torna sul ring domenica 7 luglio, a Tricase. E la cittadina leccese si prepara ad accogliere un vero guerriero del ring, che come tutti i grandi pugili, è da sempre alle prese con un sogno strano. Un sogno di cui adesso è custode anche la sua manager Monia Cavini, la signora della boxe, che pare stia preparando per lui un match di caratura mondiale. L’attesa è tanta, le aspettative altissime. E Antonio De Vitis più determinato che mai.

mercoledì 8 maggio 2013

Nei superpiuma Manno e De Vitis non possono affrontarsi: sarà Pagliara contro Cipolletta

Benoit Manno è nato a Vibo Valentia nel 1982, è calabrese di madre francese, ma vive a Torino da quando aveva 8 anni. E’ uno dei migliori pugili italiani in circolazione della categoria ‘superpiuma’, arrivato tra i professionisti nel 2009 grazie all’entusiasmo, alla passione e alla dedizione, oltre che per le sue eccellenti qualità tecniche. Attualmente è 4’ nel ranking italiano e il suo score da professionista è di 11 vittorie di cui 2 prima del limite, ed un’unica sconfitta, quella patita contro il nicaraguense Isaac Carrero nel 2010 per kot al terzo round. Approda nel professionismo a 27 anni dopo essersi piazzato quarto ai Mondiali in Russia. Se c’è una cosa che il pugilato insegna più degli altri sport è che nulla ti è dovuto ed ogni cosa va conquistata, e Manno si conquista la sua occasione. L’11 novembre 2011 vince per la prima volta il campionato italiano battendo sulla distanza delle 10 riprese il pugile lazialeLuigi Mantegna. Comincia a lavorare come istruttore in una palestra di Torino, ovviamente insegna pugilato.

A dicembre, insieme all’amico scrittore Luca Lorenzoni, lancia su youtube il progetto Your Boxe, lezioni on line di pugilato e di ottimismo. I suoi video sono cliccatissimi. Si iscrive alla facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Torino. Ovviamente non smette mai di allenarsi ed il 25 febbraio 2012 difende brillantemente il titolo italiano contro lo sfidante Angelo Ardito. La terza difesa del titolo è prevista per luglio, ma un infortunio alla mano destra pochi giorni prima dell’incontro lo costringe al forfait. La corona va al foggiano Andrea Scarpa che batte il napoletano Cipolletta. Manno si riprende in tempi rapidi e ricomincia la preparazione. A luglio, mentre è ancora alle prese con la fisioterapia, altri due italiani, i superpiuma Angelo De Vitis e Fabrizio Trotta, si battono per il titolo intercontinentale IBF. Anche Manno è convinto di avere una chance internazionale, prospettiva difronte alla quale il fatto di non aver potuto difendere il titolo italiano diventa marginale. C’è la corona vacante Mediterraneo IBF dei pesi superpiuma e l'atleta calabrese è deciso a vincerla. L’avversario designato è il 19enne ungherese Andras Varga e l’incontro è previsto per la fine di agosto. Senonché, dopo una intera estate trascorsa in palestra, il 10 agosto l’organizzazione gli comunica che non ci sarà nessun incontro. Il match tanto atteso, ma soprattutto la grande chance europea che credeva di meritare, è saltata. Essere pugile non vuol dire solo colpire e incassare quando si è sul quadrato, la vita vera è fuori dal ring, e fuori dal ring bisogna fare i conti con le delusioni. Così il momento di amarezza passa e Manno riprende a saltare la corda smanioso di tornare sul ring. E’ il 12 dicembre 2012, siamo nel sottoclou dell’incontro mondiale tra Fragomeni e Branco per i massimi leggeri, l’avversario di turno è  Nandos Mattias Seres. Vittoria netta, ai punti. Manno ricomincia la scalata al titolo italiano ‘Superpiuma’. Ma continua anche ad inseguire la chance europea nella sigla UEE incontrando e battendo l'ungherese Zortan Horvart, a febbraio, e accettando la sfida dell'albaneseSuat Laze, con cui combatterà molto probabilmente a Torino per la fine di giugno. 

andrea scarpa
Andrea Scarpa campione 'superpiuma' passato
alla categoria 'superleggeri'
Torniamo alle vicende italiane. Il campione in carica della categoria 'superpiuma' è Andrea Scarpa, il suo sfidante ufficiale designato è Antonio De Vitis. Benoit Manno viene nominato dalla Federazione primo supplente. Combatterà solo se De Vitis rinuncia. Ma ad aprile è invece proprio il campione in carica Andrea Scarpa a rinunciare, il foggiano passa alla categoria ‘Superleggeri’ per la difficoltà a mantenere il suo metro e ottantatre di statura nei limiti di peso dei 60kg e lascia quindi vacante il titolo. A contenderselo, stando al regolamento, dovrebbero essere proprio Benoit Manno e Antonio De Vitis, ma è un incontro impossibile  perché i due sono entrambi allenati da Bruno Vottero. 

Antonio De Vitis, è anche lui un pugile di primissimo livello, ragazzo di poche parole ma tutte le cinture conquistate in carriera parlano per lui. Attualmente è 3' nel ranking nazionale. Da poco è tornato a vivere nella sua Brindisi, dove ha aperto una palestra di pugilato, ma gli ultimi sei anni li ha trascorsi a Savignano, nel cuneese. De Vitis  non è più giovanissimo, compirà 35 anni a gennaio, ma è uno che ha ancora tanto da dare a questa disciplina, perché combatte con la freschezza di un ragazzino e l’entusiasmo di chi ha ancora voglia di migliorarsi. E’ entrato tardi nel professionismo ma si è fatto subito notare, facendo razzia di titoli. E' un pugile moderno con il cuore dei pugili di un tempo, uno di quelli che sul ring non si risparmiano mai e che lottano sempre fino all'ultimo secondo. Questo gli ha permesso di arrivare a mettere insieme, nel 2008, la cintura di campione italiano dei Superpiuma, e a riunire tre titoli internazionali per tre diverse sigle, laureandosi campione intercontinentale WBF, campione internazionale IBF e campione del Mediterraneo WBC. Tuttavia De Vitis risente anche di una carriera pesante in cui non si è mai risparmiato affrontando avversari difficili, tra cui Devis Boschiero, che è attualmente il 1’ nel ranking italiano e tra migliori al mondo nella categoria, a cui comunque De Vitis ha dato parecchio filo da torcere. Lo score da professionista di De Vitis è di 25 vittorie (di cui 14 prime del limite) 3 sconfitte e un pari.


Salvo improbabili colpi di scena, il combattimento tra Manno e De Vitis non si disputerà mai, se non altro per l'impossibilità del grande Bruno Vottero, a cui tuttavia manca ancora il dono dell'ubiquità, a dividersi tra due angoli di due suoi allievi. A questo punto c'è da credere che entrambi faranno rinuncia al combattimento, lasciando tutte le luci del quadrato a due campioni battuti da Scarpa ed in attesa di rivincita, ossia Nicola Cipolletta e Floriano Pagliara. Napoletano ventiquatrenneNicola Cipolletta, secondo supplente scelto dalla federazione, si è già battuto per il titolo italiano l'anno scorso proprio contro Scarpa. Adesso potrebbe avere una nuova chance per il titolo. Il suo score tra i professionisti è di 9 vittorie, di cui 2 prima del limite, 3 sconfitte ed un pari.


L'avversario designato potrebbe essere Floriano Pagliara, 34 anni, di cui ben 7 da professionista, pugile della scuola di Brooklyn, che attualmente è il 5' nel ranking nazionale della categoria e conta 14 vittorie, 5 sconfitte e 2 pari. Anche lui è già salito sul ring per il titolo italiano, affrontando anche lui Andrea Scarpa a gennaio scorso, nella prima e ultima difesa della corona condotta dal pugile foggiano. Per Cipolletta e Pagliara potrebbe esserci quindi una nuova chance. Siamo ovviamente nel campo delle ipotesi. Bisognerà aspettare la fine di giugno per le decisioni della federazione e per una prima ufficialità.

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